Nella serata di martedì 27 gennaio, ricorrenza del Giorno della memoria, a Bologna è stato annullato il concerto degli Earth, gruppo drone metal di Seattle, in programma al centro sociale Tpo.
Il motivo? Sul palco era esposta una bandiera palestinese, come segno di vicinanza e sostegno alla popolazione della Striscia di Gaza e della Cisgiordania. La band, capitanata dal leader Dylan Carlson, avrebbe voluto che la bandiera fosse rimossa, almeno durante la loro esibizione, ma gli attivisti del centro sociale non hanno acconsentito alla richiesta e quindi all’ultimo momento il concerto è saltato, con tanto di rimborso del biglietto per tutti gli spettatori.
“Tpo ha messo la politica davanti alla musica e ha annullato lo spettacolo. Questo non ha nulla a che fare con noi. Mi scuso con la gente di Bologna”, ha scritto il frontman degli Earth sui social.
“Entrare al Tpo è sempre un gesto politico”, ha replicato il centro sociale in una nota: “In queste ore stiamo ricevendo molti messaggi di solidarietà e affetto. La bandiera palestinese è parte della nostra storia da sempre. Fin dai tempi di viale Lenin, e racconta di legami, carovane e di un posizionamento politico che non è mai stato occasionale”.
“Cultura, mutualismo, transfemminismo, antifascismo, autogoverno e rivoluzione. Queste sono le parole che accompagnano il nostro municipio sociale”, prosegue il comunicato del Tpo: “Da oltre due anni, Tpo scende in piazza contro il genocidio del popolo palestinese. Qui le scelte politiche nascono dalla nostra comunità e nei nostri spazi”.
L’annullamento del concerto ha comportato anche un danno economico: per coprire le spese sostenute per l’organizzazione della serata, pari a cinquemila euro, il centro sociale ha lanciato una raccolta fondi online (crowdfunding) “per affrontare le spese di questi giorni e continuare a garantire l’agibilità del Tpo, per sostenere lo spazio e le persone che lo attraversano nello scegliere da che parte stare”.






Bravi e coraggiosi, vista la città…
Non hanno fatto bene….han fatto benissimo! un plauso al coraggio ed alla coerenza di Dylan Carlson.