Batterio killer. Regione: “2 casi a Reggio”. Direzione di Salus Hospital: “I decessi non sono avvenuti qui”

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In Emilia-Romagna ci sono stati due decessi accertati causati dall’infezione da Micobatterio Chimera. Per altri due casi sospetti sono in corso verifiche, mentre per un centinaio di cartelle, su 134, l’indagine deve partire. È l’esito dei controlli avviati dalla Regione in seguito alla richiesta da parte del ministero della Salute che vuole individuare tutte le persone infettate tra il 2010 e il 2018 dal batterio responsabile della morte di un anestesista vicentino, deceduto il 2 novembre, e per la cui infezione sono in corso accertamenti su altri casi sospetti in Veneto.

“Siamo di fronte ad un evento raro, causato probabilmente da un lotto di macchinari prodotti dalla stessa azienda. L’allerta, naturalmente, da parte nostra è massima”. Così l’assessore per la salute dell’Emilia-Romagna, Sergio Venturi, annuncia l’avvio di un’indagine della Regione sul Micobatterio chimera, che si può annidare in una macchina in uso nelle sale operatorie. In regione sono almeno due i decessi accertati e dovuti ad infezione dal batterio. Entrambi i casi, si legge in una nota della Regione, si sono verificati dopo un ricovero in cardiochirurgia al Salus Hospital di Reggio Emilia. Per altri due casi sospetti – sempre dopo un ricovero nella stessa struttura – sono in corso accertamenti. La verifica è stata avviata anche sugli anni scorsi, in particolare su un centinaio di cartelle relative a persone sottoposte a interventi di cardiochirurgia in Emilia-Romagna, soprattutto a carico delle valvole cardiache, nel periodo 2010-2017, persone poi decedute. Accertamenti che la Regione sta conducendo anche su richiesta del ministero della Salute.

Salus Hospital, Reggio Emilia – dichiarazione su Batterio Chimera. In riferimento ai pazienti operati presso Salus Hospital fra il 2011 e il giugno 2015 e segnalati in seguito alla presunta contrazione del Mycobacterium chimaera, su circa 2mila interventi cardiochirurgici eseguiti presso la struttura di Reggio Emilia, si evidenzia che attualmente sono stati presi in considerazione solo due casi. I pazienti cardiochirurgici coinvolti nell’indagine erano affetti da polipatologie e al momento non risultano ulteriori comunicazioni di casi accertati.

È opportuno rendere noto che all’epoca dei fatti, l’esistenza e la probabilità di esposizione al micobatterio tramite l’utilizzo di questi macchinari non poteva essere conosciuta in quanto la conoscenza di tale problematica è avvenuta per il mondo medico italiano successivamente ai fatti citati.

I macchinari in questione sono prodotti dall’azienda Stockert di Friburgo, Germania. La manutenzione delle due macchine è stata eseguita dall’azienda distributrice italiana con cadenza annuale, seguendo le indicazioni per il trattamento dell’acqua con l’azione battericida e attenendosi anche a quanto indicato nell’avviso di sicurezza di Sorin del 2015 e dalle linee guida EU protocol for case detection laboratory diagnosis and enviromental testing of Mycobacterium chimaera.

Si evidenzia altresì che i rigorosi processi di sterilizzazione degli ambienti, del personale preposto per tutto il periodo di impiego dei macchinari e dei macchinari stessi in uso nelle sale operatorie di Salus Hospital sono sempre stati eseguiti con estrema accuratezza di tutti i protocolli previsti. E tutti i certificati di analisi sono sempre risultati negativi al Mycobacterium chimaera.

Inoltre in seguito alle indicazioni ricevute sia dallo stesso fornitore, sia dall’Azienda Unità Sanitaria Locale di Reggio Emilia e dalla Società Italiana di Cardiochirurgia, i macchinari sono stati immediatamente dismessi e sostituiti con modelli aggiornati, prima della verifica delle autorità inquirenti.

L’Ospedale ha sempre attuato con tempestività tutti gli adeguamenti e le verifiche richieste e necessarie al corretto utilizzo dei macchinari, con l’obiettivo di preservare in ogni aspetto la salute dei pazienti e degli operatori.

In relazione alle dichiarazioni riportate sugli organi di stampa da parte dell’Assessore alla Sanità della Regione Emilia Romagna, la direzione sanitaria precisa che i decessi non sono avvenuti a Salus Hospital; così come risulta nella nota ufficiale dell’AUSL di Reggio Emilia datata 31 Luglio 2018, “…i pazienti precedentemente operati presso Salus Hospital per interventi cardiochirurgici, alcuni dei quali deceduti verosimilmente in conseguenza dell’infezione contratta, è emersa la probabilità molto elevata che l’infezione sia stata acquisita in seguito all’esposizione al dispositivo di riscaldamento/raffreddamento utilizzato per condurre gli interventi chirurgici in argomento…”. Pertanto, il presunto legame fra alcuni dei decessi e le infezioni tramite il macchinario di riscaldamento extracorporeo è attualmente ancora in fase di valutazione da parte degli organi preposti.