Nella vicenda del Laboratorio AQ16 di Reggio Emilia “la destra senza centro e la sinistra senza una vera area riformista liberale stanno dimostrando, ancora una volta, la corda e il consueto atteggiamento orientato alla ricerca del facile consenso all’interno dei rispettivi bacini elettorali”. È questa la posizione di Claudio Guidetti, segretario provinciale reggiano di Azione, secondo cui in entrambi i casi “si tratta di posizioni che non riescono a superare i propri confini politici e che non parlano a quella larga parte di cittadini che ormai da tempo ha smesso di votare e che rappresenta ormai circa la metà della comunità”.
Per Guidetti “servirebbero invece analisi più oggettive, meno ideologiche, e soprattutto soluzioni pragmatiche capaci di affrontare la realtà per quella che è, senza approcci pregiudiziali e senza la tentazione di trasformare ogni questione complessa in uno scontro identitario”.
Il dibattito sui centri sociali, sottolinea il segretario di Azione, “attraversa da molti anni la vita pubblica italiana e continua periodicamente a riemergere nel confronto politico e civile delle nostre città. Non si può negare che per una parte della società abbiano svolto anche una funzione di laboratorio culturale e politico. Personalmente, devo dire con chiarezza che la cultura politica e ideologica che spesso si esprime in questi contesti mi è lontana. Non ne condivido molti riferimenti culturali né alcune modalità di protesta. Tuttavia, proprio perché credo nei valori del pluralismo democratico, ritengo che queste esperienze possano avere una loro utilità sociale e meritino rispetto quando si collocano dentro un patto democratico fondato sulla libertà di espressione, sul confronto civile e sul rispetto delle persone e delle istituzioni”.
Per Guidetti, però, “esiste un elemento che non può essere ignorato. La nascita di molte di queste realtà è legata a una condizione di irregolarità giuridica: l’occupazione di immobili pubblici o privati. Sorprendersi oggi dell’irregolarità di luoghi nati proprio da un atto di occupazione e di protesta appare francamente singolare. Questo non significa naturalmente che tutto possa essere tollerato. I Comuni nei quali queste realtà operano, ancora di più quando gli immobili sono di proprietà pubblica, hanno il dovere di garantire il rispetto delle norme, della legalità e in particolare delle regole sulla sicurezza dei luoghi aperti al pubblico. La legalità non può essere un principio a geometria variabile”.
Il punto vero, dunque, per Guidetti è quello di trovare un equilibrio: “Un equilibrio tra il riconoscimento di spazi di partecipazione culturale e sociale e il rispetto pieno delle regole dello Stato di diritto. In una democrazia matura, anche le posizioni radicali possono avere diritto di cittadinanza nel confronto pubblico; ma questo diritto esiste solo finché si muove dentro il perimetro della legalità e del rispetto democratico. La legge è uguale per tutti… come le soluzioni”.
Per questo il tema dei centri sociali “non può essere affrontato con slogan o semplificazioni ideologiche”, conclude il segretario reggiano di Azione: “Servono realismo politico, responsabilità istituzionale e la capacità di costruire soluzioni che tengano insieme libertà, legalità e sicurezza. Solo così sarà possibile trasformare un fenomeno spesso conflittuale in un’occasione di maturità civile e di equilibrio democratico per l’intera comunità”.






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