La vicenda che vede coinvolto il senatore Graziano Delrio, in quanto primo firmatario della proposta di legge “Senato 1722” per contrastare l’antisemitismo, rappresenta una importante opportunità per la sinistra anche reggiana.
A Reggio Emilia si è passati, in poche settimane, da una accoglienza trionfale, ben mal ripagata, a Francesca Albanese, alla necessità di confrontarsi con una posizione come quella di Delrio, che propone un terreno concreto di lotta all’antisemitismo, un tema decisivo per l’intera collettività reggiana.
Ma anche un tema bruciante dal punto di vista politico, vista la storica vicinanza e solidarietà con la causa palestinese che a Reggio Emilia data da parecchi decenni, soprattutto, ma non solo, a sinistra.
Infatti, le drammatiche vicende di Gaza legano strettamente il dibattito sui rischi di antisemitismo alle posizioni politiche sul rapporto con Israele, sul suo governo e sulle azioni dei gruppi palestinesi come Hamas.
Non c’è dubbio che la battaglia contro l’antisemitismo si possa prestare a essere strumentalizzata proprio da chi sostiene valori antidemocratici e di controllo violento del dissenso, e lo dimostra ampiamente la vicenda dei campus americani e l’attacco di Trump.
Ma nello stesso tempo, ed è questa la posizione tenuta da Francesca Albanese al Valli, c’è anche chi sostiene che Hamas non è una organizzazione antisemita, nonostante abbia nel proprio statuto l’eliminazione dell’”entità sionista” e si rifiuta di definire un vero e proprio pogrom l’attacco del 7 ottobre, indicandolo come un atto di resistenza all’oppressione israeliana. Inoltre, si dà per scontato che Israele stia commettendo un genocidio, per cui, in modo implicito, chiunque ne sostenga le ragioni è moralmente squalificato, prima ancora che politicamente. In questo modo diventa inutile la ricerca di un compromesso, l’ascolto delle ragioni dell’altro, in nome di una superiorità etica della propria posizione.
È quello che è successo al Valli, sulla pelle del sindaco che, richiamando la questione degli ostaggi, ha aperto lo spiraglio del confronto, non accettabile, per l’Albanese e i suoi sostenitori. Una trappola nella quale è caduta l’attuale maggioranza politica che regge l’amministrazione comunale e dalla quale non mi pare sia ancora uscita.
Di fronte a questi rischi, occorre cercare un equilibrio tra lotta all’antisemitismo e possibilità (necessità) di critica alle iniziative del governo israeliano.
La proposta di legge Delrio è un utile strumento in quella direzione: si oppone a una logica prevalentemente sanzionatoria delle proposte della destra, mette in primo piano l’intervento mirato contro la diffusione sui social, rafforza l’autonomia delle università e collega il tutto anche alla “Strategia nazionale contro l’antisemitismo”, con un monitoraggio costante.
L’aperta sconfessione da parte del capogruppo Boccia, a quanto pare anche a nome della stessa segretaria nazionale, apre una fase nuova. Si tratta di una retromarcia clamorosa, del tutto ingiustificata rispetto ai contenuti e agli obiettivi del disegno di legge Delrio. Dove nasce l’avversione improvvisa del capogruppo Boccia? Il Pd non è in condizione di fare chiarezza, comunque aprire il confronto, rispetto a posizioni come quelle sostenute a Reggio Emilia da Francesca Albanese e dai movimenti Pro-Pal?
I toni, francamente brutali, da parte del capogruppo del Pd hanno avuto un esito: alcuni senatori hanno ritirato le loro firme. Fa bene Delrio a ritenere inaccettabile la richiesta di una sorta di “abiura” e difendere la sua proposta come un utile strumento di iniziativa politica, che potrebbe servire per un dibattito tra i parlamentari suoi colleghi, gli amministratori del conferimento del “Primo Tricolore” a Francesca Albanese, il Pd, partito di maggioranza e la comunità politica reggiana.
Per la sinistra reggiana è una opportunità importante. In altre recenti occasioni, ultima l’esito del referendum sul lavoro, per esempio, perso in modo significativo, si è preferito nascondere la testa sotto la sabbia.
I cambiamenti in corso non lo consentono, la costruzione di una nuova identità è un processo difficile e complesso, ma che dovrebbe essere garantito dalla piena legittimità di tutte le posizioni. Altrimenti, la mancanza di chiarezza sarà solo l’anticamera per una prossima sconfitta e di un processo di abbandoni, più o meno silenziosi, da quella che mentre viene pomposamente definita “la comunità del Pd” si rivela una deludente sommatoria di diverse tribù di obbedienti conformisti.
Maurizio Brioni






La proposta di Del Rio rappresenta la posizione assolutamente ragionevole, secondo cui non si possono attribuire a una etnia, a una popolazione peraltro sparsa in tutto il mondo, le eventuali colpe, in questo caso reali e gravi, di un governo, per quanto democraticamente eletto. L’antisemitismo ha attraversato i secoli, l’attuale governo israeliano riguarda un momento storico. Non c’è contraddizione tra la difesa e il diritto degli ebrei di professare la propria fede e conservare gelosamente le proprie tradizioni, con la giusta critica contro il governo attuale in Israele, che è riuscito a capovolgere la solidarietà ricevuta da quasi tutti il 7 ottobre in avversione generalizzata. Ciò senza alcuna giustificazione, anzi condanna totale, per le azioni terroristiche di Hamas. Ma in particolare nella politica italiana ormai prevalgono solo gli estremismi, non stupisce la non condivisione dallo stesso partito.