Il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Bologna Francesca Zavaglia ha condannato a nove mesi di reclusione ciascuno (con pena sospesa) le quattro persone ritenute responsabili della morte di Lefter Sulaj, il manovale di 51 anni di nazionalità albanese che il 13 luglio del 2016 perse la vita cadendo da un’altezza di 20 metri nel cantiere in cui stava lavorando. L’incidente avvenne a causa dello slittamento di un asse non fissato che fungeva da passerella di collegamento (senza protezioni) tra un terrazzo e una finestra.
A processo erano finiti, con l’accusa di omicidio colposo, i due soci proprietari dell’immobile da ristrutturare e i titolari delle ditte incaricate degli interventi di ristrutturazione, con un’imputazione coatta decisa dal giudice per le indagini preliminari in seguito a tre richieste di archiviazione avanzate da due pubblici ministeri, tutte impugnate con successo dall’avvocato della moglie della vittima. La sospensione della pena è subordinata al pagamento di centomila euro di provvisionale nei confronti della vedova di Sulaj.
Anche davanti al gup la procura di Bologna, rappresentata dalla pm Michela Guidi, aveva chiesto l’assoluzione per tutti gli imputati: ma il giudice ha deciso diversamente, stabilendo inoltre anche il pagamento di cinquemila euro all’Anmil (l’Associazione nazionale dei lavoratori mutilati e invalidi del lavoro), che si era costituita parte civile nel procedimento.






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