Alessandro Aragona, vice coordinatore regionale Fratelli d’Italia e Marco Eboli, portavoce Comune di Reggio, scrivono in una nota: “Alcuni esercenti reggiani ci segnalano un’irregolarità nell’applicazione delle imposte comunali relative alle insegne d’esercizio che segnalano la presenza di attività commerciali, irregolarità che, se confermate, chiediamo all’amministrazione comunale di chiarire e di risolvere con tempestività.
Tali scritte hanno la funzione di consentire al pubblico l’immediata identificazione del luogo dove viene esercitata l’attività cui si riferiscono, che si trova nelle immediate pertinenze delle tabelle pubblicitarie.
L’Ufficio Impianti Pubblicitari su suolo rilascia l’autorizzazione, poi si attiva l’ufficio ICP che deve applicare l’imposta, se dovuta, alle singole ragioni sociali dei relativi pannelli pubblicitari, cioè alle singole Partite Iva.
Ci segnalano, invece, che ciò che spesso accade, è che l’Ufficio ICP misura l’intera superficie dell’intero impianto e invia il conto complessivo all’amministratore del condominio titolare dell’autorizzazione.
In realtà l’Ufficio dovrebbe misurare la superficie degli spazi pubblicitari, i quali, non raggiungendo i 5 metri quadrati, non dovrebbero essere soggetti ad alcuna imposta.
Misurando l’intero impianto, invece, si superano i 5 mq e si produrrebbe la relativa imposta. Si tratta di cifre spesso cospicue, che in questo periodo già difficile per gli imprenditori aggiunge una spesa non indifferente, raggiungendo in alcuni casi costi di 1000 euro per anno.
In un periodo di estrema difficoltà delle attività commerciali, specialmente quelle a contatto con la clientela che hanno visto ridursi notevolmente il proprio volume di affari a seguito dei Dpcm, occorre fare ogni sforzo possibile per aiutare gli esercenti. Chiediamo quindi al Comune di fare chiarezza sull’applicazione delle imposte e di favorire quanto più possibile gli imprenditori liberandoli da costi che, secondo il regolamento per l’applicazione dell’imposta comunale sulla pubblicità, non dovrebbero neppure esistere”.






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