di Carla Agosti – Periodicamente la stampa locale si sofferma sul tema Reggiane”, riportando l’attenzione su una realtà di degrado e sofferenza; e regolarmente se ne evidenziano carenze amministrative, politiche .
Ma cosa sappiamo in realtà di ciò che avviene in questi luoghi? Conosciamo la storia di questi ragazzi/e, il loro percorso, le loro aspettative disattese? O ci limitiamo ad una valutazione superficiale?
Reggiane: uno dei luoghi più squallidi di Reggio: impoveritosi nell’arco di due decenni sotto gli occhi di tutti, diventato discarica per chi non accetta la differenziata o più semplicemente se ne frega, luogo di sballo e spaccio….e noi dove eravamo?
Quando gli spacciatori e i consumatori si sono allontanati dal centro, dove sono finiti?
Perché l’uso di stupefacenti non è diminuito, anzi.. come non sono diminuiti i consumatori…
Questa ipocrisia di fondo che accompagna il nostro agire, i nostri giudizi spesso affrettati e superficiali, si scontra con la sofferenza di chi, arrivato in Italia tra percorsi inenarrabili, vede disattese tutte le proprie aspettative, in lotta contro una burocrazia soffocante, una normativa incomprensibile, tempi di attesa biblici.
In uno dei primi incontri, uno dei ragazzi, Stanley, il clone di Bob Marley, sempre con una bibbia consunta in mano ci disse: “Cosa verrà di buono dalle Reggiane?”. Ecco forse la sfida è questa, prima che politica o amministrativa: una sfida umana, dove anche chi vive in condizioni miserevoli sa di essere seguito, accettato e non solo giudicato, dove il più umile può donarci un poco di sé .
È la sfida che dovremo sostenere nei prossimi anni, con un continente in crescita e in movimento verso condizioni di vita migliori, maggiori prospettive di lavoro; a nulla servono i muri tra ” il bello e il brutto” tra le Reggiane fatiscenti e i capannoni ristrutturati.
La vita sarà ancora una volta, come dopo ogni conflitto, tra le rovine di un passato glorioso, oltre il muro, muro di intolleranza, indifferenza oltre che di cemento.






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