Le parti coinvolte nell’inchiesta sulla morte di Abderrahim Fakir, l’uomo marocchino di 42 anni morto lo scorso 19 luglio in via Svevo, nel quartiere Pilastro di Bologna, durante un fermo di polizia, avranno tempo fino al 15 novembre per depositare le proprie consulenze di parte medico-legali complete.
Nelle scorse ore Fabio Anselmo, l’avvocato che rappresenta i familiari di Fakir, ha depositato le note critiche alla consulenza medico-legale stilata dai periti nominati dalla Procura di Bologna, ma una relazione più completa sulle quasi 300 pagine di conclusioni del collegio di consulenti arriverà sul tavolo dei pm titolari dell’inchiesta nei prossimi giorni.
Al termine di queste procedure, la salma della vittima sarà messa a disposizione dei familiari del quarantaduenne per consentirne il trasferimento in Marocco, dove si svolgeranno i funerali.
Al momento sulla vicenda è stato aperto un fascicolo di indagine – l’ipotesi di reato è quella di omicidio colposo – che ha portato all’iscrizione nel registro modello 45-bis (quello delle annotazioni preliminari, introdotto dalla normativa sul cosiddetto “scudo penale” del governo Meloni per i casi in cui è presente una possibile causa di giustificazione) delle sei persone che hanno preso parte alle diverse fasi dell’intervento del 19 luglio: i due agenti della Polizia di Stato e i quattro soccorritori del 118 arrivati in via Svevo quel giorno.
Nessuno di loro, per ora, risulta formalmente indagato. La “scadenza” per la loro eventuale iscrizione nel registro degli indagati vero e proprio, nel frattempo, è slittata a dicembre per via della sospensione feriale dei termini, che inizialmente non era stata conteggiata.






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