La Global Alliance for Palestine ha indetto per sabato 10 ottobre una giornata di mobilitazione mondiale per la Palestina. Tra le tante città in cui è stata organizzata una manifestazione c’è anche Reggio Emilia: l’appuntamento è alle ore 15 in piazza del Monte, nel cuore del centro storico.
Come è stato già preannunciato da una serie di spazi sociali reggiani (Laboratorio AQ16, Casa Bettola, Reggio Emilia Città Migrante, Collettivo UniRe e Coordinamento Rabûn), durante la manifestazione troverà ulteriore spazio la protesta sul caso del gruppo di insegnanti, educatrici ed educatori di scuole ebraiche statunitensi e israeliane che sarebbero dovuti arrivare al Centro internazionale Loris Malaguzzi di Reggio per partecipare a una visita di studio alla scoperta del Reggio Emilia Approach: alla fine ne arriveranno solo 25, e tutti da Israele, perché la delegazione statunitense ha deciso di rimandare la visita.
“Di fronte al dibattito emerso pensiamo che sia importante fare luce sul rapporto che questa delegazione ha con il sistema scolastico israeliano, un sistema in cui è risaputo che il servizio militare è presentato come nucleo dell’identità nazionale e dove l’esercito entra regolarmente nelle scuole di ogni ordine e grado. Un’idea di infanzia e di educazione in contrasto con l’approccio educativo e pedagogico dei nidi e le scuole comunali dell’infanzia di Reggio Emilia”.
Reggio Children, proseguono gli spazi sociali reggiani, “afferma che continuerà a mantenere rapporti con le scuole statunitensi che intrattengono rapporti con l’Idf. La mobilitazione di questi giorni lo dice in modo chiaro: le collaborazioni con realtà che continuano ad avere rapporti con le forze militari israeliane responsabili dell’occupazione illegale e del genocidio in Palestina devono cessare”.
“La domanda dei genitori, delle insegnanti e della città tutta rivolta all’Istituzione e a Reggio Children è stata chiara: queste scuole partecipano in iniziative che sostengono e finanziano le forze militari israeliane? Nei momenti di confronto come la Consulta, nella comunicazione ufficiale e sulla stampa non è ancora stata data una risposta chiara, e riteniamo questa ambiguità molto preoccupante. Vogliamo che la nostra città possa continuare a coltivare relazioni con scuole e sistemi educativi che riconoscono i diritti di tutte le bambine e bambini a prescindere da dove nascono e vivono, per continuare a costruire insieme un futuro oltre questo presente di guerre e genocidi, a partire proprio dall’infanzia e dall’educazione”.






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