La Corte costituzionale ha bocciato il cuore della legge dell’Emilia-Romagna sugli affitti brevi. Con la sentenza numero 164, depositata il 9 ottobre, la Consulta ha dichiarato illegittimi gli articoli 4 e 5 del provvedimento approvato nel dicembre 2025, accogliendo una parte delle contestazioni del governo Meloni. Cadono la nuova destinazione d’uso urbanistica per le locazioni brevi e il sistema di limitazioni comunali costruito su quella classificazione; le altre disposizioni, invece, rimangono in vigore.
Il meccanismo imponeva a chi destinava un’abitazione agli affitti fino a trenta giorni un cambio d’uso, anche senza lavori edilizi. Consentiva inoltre ai Comuni di fissare quote massime di immobili per locazioni brevi e restrizioni agli interventi destinati a favorirne l’insediamento. Per i giudici, la disciplina era sproporzionata perché estesa all’intero territorio regionale e introduceva una disparità irragionevole rispetto alle strutture ricettive extralberghiere. Un onere imposto anche agli affitti turistici sporadici, mentre attività organizzate in forma imprenditoriale non erano soggette allo stesso obbligo.
La sentenza, tuttavia, lascia aperta la possibilità di regolare il settore. La Corte ha riconosciuto infatti la legittimità del contrasto al sovraffollamento turistico (il cosiddetto “overtourism“) e la competenza regionale in materia urbanistica: respinta, quindi, la tesi secondo cui l’intervento invaderebbe, per questo solo motivo, la competenza esclusiva dello Stato sulla concorrenza.
Sul piano politico, il centrodestra rivendica il risultato. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, parla di una “legge ideologica” smantellata dalla Corte. Pietro Vignali, capogruppo regionale di Forza Italia, chiede “norme equilibrate”.
Per la giunta emiliano-romagnola guidata da Michele de Pascale si apre ora il lavoro di revisione di uno dei provvedimenti dedicati all’emergenza abitativa. L’assessore regionale alla Casa, Giovanni Paglia, insiste sulla competenza riconosciuta alle Regioni e annuncia gli adeguamenti: l’obiettivo dichiarato resta quello di conciliare l’economia turistica con la disponibilità di abitazioni per i residenti. La Regione approfondirà le motivazioni della Consulta per costruire strumenti proporzionati alle esigenze dei territori.
La partita economica resta aperta, tra disponibilità di alloggi, redditività degli immobili, attività ricettive e sviluppo turistico, ma la bocciatura obbliga la maggioranza regionale a riscrivere gli strumenti con cui intende governare questo equilibrio.






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