“È nella piena facoltà di un consigliere regionale partecipare a manifestazioni pubbliche, né alcun regolamento vieta a un presidente di commissione assembleare di prendervi parte”: con queste parole della sottosegretaria Manuela Rontini, la giunta regionale dell’Emilia-Romagna ha sostanzialmente “assolto” il consigliere regionale reggiano di Alleanza Verdi e Sinistra Paolo Burani, presidente della III Commissione dell’assemblea legislativa emiliano-romagnola, finito nel mirino di Fratelli d’Italia per aver partecipato al contro-presidio dello scorso 20 luglio a difesa del centro sociale Laboratorio AQ16 di Reggio Emilia durante la manifestazione “Sgomberare AQ16!”, promossa proprio dal gruppo consiliare meloniano reggiano.
Nell’interpellanza, presentata dal consigliere regionale reggiano di Fratelli d’Italia Alessandro Aragona e sottoscritta anche dai colleghi di partito Priamo Bocchi, Alberto Ferrero, Annalisa Arletti, Luca Pestelli, Ferdinando Pulitanò, Giancarlo Tagliaferri, Marta Evangelisti, Francesco Sassone, Nicola Marcello e Fausto Gianella, si sottolineava il fatto che Burani avesse rivendicato la propria presenza al presidio, che però per il partito di destra era stato convocato “a difesa di un centro sociale occupato, abusivo e privo delle certificazioni di base per garantire la sicurezza e l’incolumità degli utenti”.
Da lì era nata l’interpellanza per chiedere alla giunta se ritenesse “politicamente opportuna” la partecipazione di Burani al contro-presidio, e se la stessa fosse ritenuta compatibile con la funzione di presidente di commissione.
La sottosegretaria Rontini, rispondendo all’interpellanza, ha voluto “innanzitutto sottolineare come il consigliere Aragona tragga conclusioni basandosi non su fatti acclarati, ma su supposizioni: suppone, infatti, che il consigliere Burani fosse puntualmente a conoscenza delle pendenze amministrative che il centro sociale ha nei confronti del Comune di Reggio. Interpellato nel merito, il consigliere ha riferito di non conoscere nel dettaglio i rilievi amministrativi elevati dal Comune di Reggio”.
Poi il passaggio centrale: “È nella piena facoltà di un consigliere regionale partecipare a manifestazioni pubbliche, né alcun regolamento vieta a un presidente di commissione assembleare di prendervi parte”.
Netta la replica di Aragona. “Noto dal nervosismo che abbiamo colpito nel segno: ancora una volta avevamo ragione. La nostra domanda era sul ruolo istituzionale, che è un aspetto molto importante. Ed è grave che la Regione Emilia-Romagna non abbia condannato un contro-presidio in un immobile che dalla mattina alla sera può prendere fuoco a ogni scintilla: questo è oltraggioso nei confronti della sicurezza dei cittadini”.
Soddisfatto, ovviamente, lo stesso Burani: “Il consigliere Aragona ha proprio dei lapsus autoritari ogni tanto. […] Colgo l’occasione per ricordargli che l’articolo 21 della Costituzione tutela il diritto di tutti e tutte a manifestare liberamente il proprio pensiero. È un principio fondamentale della nostra democrazia e vale anche per chi ricopre incarichi istituzionali, che non per questo rinuncia alle proprie convinzioni o alla partecipazione alla vita pubblica”.
“Il punto dovrebbe essere molto semplice: un consigliere regionale non smette di essere una persona libera, con le proprie convinzioni e le proprie idee, nel momento in cui assume un incarico istituzionale. Rivendico il diritto di manifestare le mie opinioni, anche quando queste non coincidono con quelle di chi mi contesta. La libertà di espressione e il diritto di partecipazione politica non possono dipendere dal fatto che si ricopra o meno un incarico istituzionale: al contrario, considero parte della responsabilità politica anche il dovere di essere presenti nei luoghi in cui si sviluppa il confronto nella società”.
C’è spazio anche per una punzecchiatura finale: “Al presidio di Fratelli d’Italia”, ricorda Burani, “oltre al consigliere Aragona erano presenti diversi consiglieri comunali e regionali del partito, che si lanciavano in cori come ‘Chi non salta comunista è‘ o ‘Zecche, zecche!‘. Mi chiedo da che pulpito si parli di opportunità politica della presenza di figure istituzionali”.






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