Scuole ebraiche, Tarquini: “Non si trasformi Reggio Children in un tribunale preventivo”

Giovanni Tarquini Reggio Civica Reggio Emilia – FBGT

Le proteste contro la visita di una delegazione di insegnanti, educatori ed educatrici di scuole ebraiche nordamericane, in programma dall’11 al 16 ottobre al Centro internazionale Loris Malaguzzi di Reggio Emilia per un percorso di formazione sul cosiddetto “Reggio Emilia Approach”, stanno agitando il panorama politico reggiano.

“Impedire l’accesso a Reggio Children e alle scuole reggiane a una delegazione di educatori ebrei americani e israeliani sarebbe un errore macroscopico”, commentano il consigliere comunale della lista civica Per Reggio Emilia Giovanni Tarquini e Matteo Marchesini dell’associazione Reggio Civica: “Solo le politiche della peggiore sinistra possono arrivare a pensare una cosa del genere. Boicottare l’iniziativa equivale a scambiare la formazione di insegnanti ed educatori con l’adesione o il contrasto a una linea di governo o a un’azione militare”.

L’educazione dell’infanzia, sottolineano Tarquini e Marchesini, “non vive di test di fedeltà ideologica né può farsi carico delle colpe, vere o presunte, dei governi o dei contesti di appartenenza. Chi varca le porte di Reggio Children lo fa per imparare a guardare i bambini come soggetti di diritti, di libertà, di futuro, non come emissari di una fazione o testimonial di una divisa contingente”.

“Qui si tratta di educazione dei più piccoli e non di geopolitica”, rimarca il consigliere: “Trasformare un luogo di ascolto e di confronto in un tribunale preventivo che seleziona gli insegnanti buoni ed etichetta quelli cattivi utilizzando come parametro l’avversione ideologica per le politiche del loro Paese di provenienza significa rinnegare la natura stessa del Reggio Approach, la cui filosofia è proprio quella di promuovere e favorire il dialogo, costruendo ponti e non muri. Come si può dichiararsi democratici e allo stesso tempo pretendere di esercitare il presunto potere di decidere chi sia degno di apprendere e chi no?”.

“Se davvero si desidera dare un segnale importante sul sentiero della riconciliazione tra i popoli”, suggeriscono Tarquini e Marchesini, “l’unica strada è il confronto, offrire una prospettiva di pace, fidarsi del potere trasformativo del dialogo. E questo vale soprattutto quando si parla di bambini e di educazione”.

“Escludere significa aderire alla stessa logica dei blocchi contrapposti che a parole si vorrebbe combattere. Significa offendere la memoria di Anna Frank, la bambina ebrea che con il suo sacrificio ha dato il nome a una delle scuole che ora vorrebbero boicottare gli incontri. E significa offendere la nostra città e la sua visione di pace e neutralità, valore che, per il bene dei bambini, futuri cittadini consapevoli, deve continuare a essere irrinunciabile”.



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