C’è anche chi dice no, ovviamente, alla cosiddetta “Città 30”, l’introduzione di limiti di velocità a 30 km/h su una parte delle strade comunali, in particolare quelle del centro storico e delle aree circostanti – come avverrà da lunedì 20 aprile a Bologna su 258 km di strade cittadine.
Ma se la contrarietà a questa tipologia di provvedimenti è ben nota a destra, fa più scalpore quando le perplessità vengono espresse da esponenti della stessa area politica di cui fa parte anche il sindaco di Bologna Matteo Lepore.
È il caso di Massimo Mezzetti, sindaco di Modena, indipendente di centrosinistra sostenuto anche dal Partito Democratico, che nel corso di una tavola rotonda organizzata al museo Enzo Ferrari nell’ambito della Settimana della bioarchitettura ha criticato l’impostazione “tutto-e-subito” della giunta felsinea.
Se la Città 30 “deve diventare una bandierina ideologica, e tutti dicono ‘fate come Bologna’, io dico di no, non farò come loro”, ha detto Mezzetti: “Preferisco trasformare gradualmente più pezzi di città ai 30 all’ora, partendo da scuole, ospedali e aree residenziali, fino ad allargare sempre più, in modo che la scelta venga assorbita, compresa e praticata”.
Secondo Mezzetti, a Bologna “la Città 30 è un’aspirazione dove ci sono i cantieri, e non si può andare oltre i 15 km all’ora, mentre nelle altre zone nessuno sta più rispettando la Città 30. Se impongo la Città 30, e dopo una settimana di controlli lascio tutti liberi di correre quanto vogliono, ho brandito la mia bandierina, ma di fatto non ho davvero realizzato la trasformazione”.






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