Rischia di avere anche uno strascico giudiziario la finta ghigliottina comparsa lo scorso 28 febbraio al parco delle Caprette di Reggio Emilia durante il “Carnevale Popolare”, manifestazione organizzata dal centro sociale Casa Bettola e da altri spazi sociali della città: i partecipanti potevano “decapitare” dei palloncini con appiccicata sopra la faccia di alcuni esponenti politici della destra italiana e mondiale, tra cui anche quella della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Il consigliere comunale Giovanni Tarquini, della lista civica Per Reggio Emilia, ha infatti preannunciato un esposto in Procura sulla vicenda: “Ma non è finito il Carnevale? Non finisce con il martedì grasso o, secondo il calendario ambrosiano, con il sabato grasso? No, a Reggio non solo non è finito ma si è voluto prolungare il suo tradizionale spirito liberatorio ben oltre i limiti non tanto della Quaresima, che evidentemente non interessa più a nessuno, ma della decenza e della legalità. Così viene rappresentata in mezzo ai bambini in festa una ghigliottina che taglia amabilmente la testa della nostra presidente del Consiglio Giorgia Meloni e di altri leader mondiali considerati da giustiziare”.
L’iniziativa, ricorda Tarquini, “è dei signori di Casa Bettola, una sorta di comunità autogestita che nasce dall’occupazione di una casa cantoniera e propone un modello di mutualismo e cooperazione. Più o meno sembra questo il loro obiettivo. Il fatto è che costoro, pur di fronte allo sdegno di tutte le forze politiche, compresi alcuni intelligenti rappresentanti della sinistra, anziché vergognarsi e chiedere scusa hanno rincarato la dose spiegando con una dichiarazione alla stampa locale il loro intento di prendersela in modo simbolico con i leader governativi che compiono genocidi (sta di fatto che la testa è stata tagliata anche a Trump, Orban, Netanyahu, Putin ed Elon Musk), anticipando l’adesione alle prossime iniziative di mobilitazione internazionale ‘No Kings’ e trascinando nella mischia anche l’incolpevole William Shakespeare quando dice che questa vita è troppo breve e trascorrerla nella bassezza sarebbe cosa troppo lunga. Ma ci rendiamo conto?”.
Per il consigliere comunale “siamo usciti completamente dai binari della correttezza politica, della legalità e prima ancora del buon senso. Quanto è accaduto è inaccettabile. C’è una parte della città che continua a seminare odio e che trova terreno fertile in un’amministrazione che, come accaduto in diversi altri contesti, dall’indifferenza nei confronti delle disposizioni del prefetto per l’illecita collocazione delle bandiere pro Pal davanti al municipio alle manifestazioni di disturbo delle celebrazioni dei martiri delle foibe, e tanto altro, favorisce di fatto comportamenti di ribellione che possono diventare pericolosi focolai di odio e tensione sociale. I cittadini per bene questo non lo vogliono! È ora di intervenire con fermezza”.
Oltre a “una censura politica da parte delle forze moderate e democratiche di ogni area e di ogni parte per la bassezza raggiunta con questo episodio”, Tarquini auspica anche “un solerte e doveroso intervento delle forze dell’ordine e dell’autorità giudiziaria”. Quanto accaduto, per il consigliere-avvocato, “è un fatto di vilipendio delle istituzioni, punito dall’articolo 290 del Codice penale. E come dimostra la risposta desolante e irresponsabile degli stessi autori, il Carnevale ne è stato soltanto un pretesto. Il parco delle Caprette torni a essere un luogo di svago per bambini e adulti”.






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