Non accenna a smorzarsi la polemica sulla frase pronunciata lunedì scorso durante il consiglio comunale di Reggio Emilia dal capogruppo di Verdi-Possibile Alessandro Miglioli: stizzito per le continue interruzioni provenienti dai banchi dell’opposizione, il consigliere di maggioranza aveva interrotto il suo intervento e, rivolgendosi al presidente del consiglio comunale Matteo Iori, aveva chiesto: “Presidente, può chiudere il becco alla consigliera Davoli?”.
Una frase sicuramente sgradevole, inopportuna e da condannare che ha immediatamente acceso gli animi in sala del Tricolore: nemmeno le scuse presentate dallo stesso Miglioli alla diretta interessata a fine seduta sono state sufficienti ad abbassare la temperatura, tanto che sono passate oltre 72 ore dall’espressione infelice in questione e ancora se ne sta dibattendo.
Fratelli d’Italia, il partito di Letizia Davoli, non molla il colpo, anzi rilancia: sul “banco degli imputati” è finito il silenzio di molti consiglieri (ma soprattutto molte consigliere) della maggioranza, in particolare quelle di area Pd; tanto che il capogruppo in consiglio comunale Cristian Paglialonga ha addirittura scritto una mail a un gruppo di parlamentari dem, tra cui anche la segretaria nazionale del Partito Democratico Elly Schlein.
“Gentilissimi Senatori e Onorevoli, mentre a livello nazionale il Pd attacca il governo e il centrodestra accusandoli di ‘tradire le donne’, a Reggio Emilia – da 80 anni sotto la vostra area politica – accade esattamente questo”, si legge nella lettera, che poi riporta l’episodio di Miglioli già descritto in apertura di questo articolo.
“Un’espressione violenta, sessista, umiliante”, prosegue Paglialonga, “rivolta a una donna prima ancora che a una consigliera comunale. E cosa fanno le vostre consigliere sul territorio? Non solo non è arrivata alcuna presa di posizione ufficiale del Pd in solidarietà alla consigliera offesa, ma addirittura la consigliera Pd Sara Paderni ha scritto che quella reazione sarebbe stata ‘semplicemente umano’, perché frutto di una ‘provocazione in malomodo’. La consigliera Carbognani, pur restando nelle retrovie, non prende le distanze e finisce di fatto per ‘giustificare’ il capogruppo di Avs, parlando di ‘momento molto concitato'”.

Queste, secondo Paglialonga, “sono esattamente le stesse frasi che le forze dell’ordine sentono ogni giorno nei casi di violenza sulle donne: ‘ha provocato’, ‘è umano perdere il controllo’, ‘in fondo se l’è cercata’. Questa è la vostra realtà locale. Mentre a Roma pontificate, a Reggio Emilia giustificate. Mentre fate comunicati sulla dignità femminile, qui normalizzate l’umiliazione di una donna. Mentre vi presentate come paladine dei diritti, tollerate – e perfino legittimate – un linguaggio che è la matrice culturale della violenza”.
Continua Paglialonga: “Vi chiedo quindi senza giri di parole: siete d’accordo con le vostre consigliere? Ritenete davvero che dire a una donna ‘chiudi il becco’ diventi accettabile se qualcuno si sente ‘provocato’? Pensate che un comportamento simile meriti parole di comprensione e non di ferma e inequivocabile condanna? Se la risposta è sì, allora abbiate il coraggio di dirlo apertamente e smettete di impartire lezioni morali agli altri. Se invece la risposta è no, allora abbiate la dignità politica di prendere le distanze pubblicamente da chi, nei vostri territori, sta legittimando una cultura di sopraffazione. La credibilità non si misura nei comunicati stampa. Si misura in ciò che si condanna. E soprattutto in ciò che non si ha il coraggio di condannare”.






Fate come dico, non come faccio! Classico atteggiamento dei c.d. democratici
“CHIUDI IL BECCO”
Se te lo dice è violenza