Il dibattito sull’accordo tra l’Unione Europea e Mercosur, il patto commerciale con il mercato comune sudamericano (di cui fanno parte Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay), “va riportato su un terreno semplice e concreto: il futuro dell’industria italiana ed emiliana”.
Parola di Roberta Anceschi, presidente di Confindustria Reggio Emilia, contrariata dalla battuta d’arresto arrivata alcuni giorni fa: dopo oltre 25 anni di negoziati, infatti, l’intesa commerciale sembrava ormai cosa fatta, tanto che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen lo scorso 17 gennaio era anche volata in Paraguay per la firma con i partner latinoamericani; poi, un po’ a sorpresa, l’accordo è stato di fatto messo in stand-by dal Parlamento europeo, dove è stata approvata – seppur a strettissima maggioranza (con un margine di soli 10 voti) – la richiesta di sinistre e Patrioti di inviare il testo alla Corte di giustizia europea per un parere legale. Un passaggio che, stando ai precedenti, potrebbe voler dire altri 18-24 mesi di attesa.
“Non è certo un caso se in questi giorni cresce il numero di osservatori, analisti e imprenditori che sostengono la medesima indicazione: chiudersi è facile, ma è anche il modo più sicuro per indebolirsi”.
L’Emilia, ricorda Anceschi, “è una delle colonne portanti dell’export italiano. Le nostre imprese vendono nel mondo macchinari, componenti meccanici, impianti, prodotti agroalimentari di alta qualità. L’export non è un dato astratto: vale miliardi di euro ogni anno e sostiene decine di migliaia di posti di lavoro nei nostri territori. Quando l’export cresce, cresce l’occupazione. Quando l’export rallenta, le conseguenze arrivano subito nelle fabbriche e nelle filiere”.
Oggi, però, per la presidente degli industriali reggiani “il mondo sta cambiando rapidamente: le tensioni geopolitiche, i conflitti, le politiche protezionistiche stanno ridisegnando le mappe del commercio internazionale. Mercati che davamo per scontati sono diventati più instabili o più difficili da raggiungere. Per questo, come ha spiegato bene il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, l’Italia e l’Europa hanno bisogno di nuovi accordi commerciali solidi, chiari, basati su regole condivise”.
Il Mercosur rappresenta un’area con oltre 260 milioni di consumatori e un forte bisogno di tecnologia industriale, infrastrutture e meccanica avanzata: per Anceschi “è esattamente il tipo di domanda che incontra le competenze delle imprese emiliane e reggiane. Rinunciare a questo accordo significherebbe lasciare spazio ai concorrenti internazionali e perdere opportunità di crescita. Tutto ciò senza considerare il fatto che le scelte di oggi vanno valutate anche per chi verrà domani: senza nuovi mercati, senza una strategia di apertura, rischiamo di offrire ai giovani un sistema industriale più fragile, meno competitivo, meno capace di creare lavoro di qualità”.
“Come presidente degli industriali reggiani”, ha concluso Anceschi, “sento la responsabilità di sostenere con convinzione la linea di Confindustria. L’accordo con il Mercosur non è un regalo a qualcuno, ma uno strumento per rafforzare il nostro sistema produttivo, tutelando qualità, lavoro e capacità di competere in un mondo sempre più complesso e instabile. L’Emilia ha costruito il proprio benessere guardando oltre i confini. Continuare a farlo, oggi, non è un’opzione ideologica: è una necessità industriale”.






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