In un’epoca segnata da un flusso continuo e spesso disordinato di notizie, interrogarsi sul rapporto tra libertà e informazione appare ormai come una necessità. Nasce da questa consapevolezza il convegno “Libertà e informazione: liberi di sapere, sapere per essere liberi”, organizzato dal Circolo Cultura Animi di Reggio, che pone al centro un quesito: “Perché informarsi e in che modo l’informazione incide sulla nostra libertà personale?”.
I relatori della serata saranno Giorgio Bernardelli, direttore responsabile di Asianews, e Nicola Fangareggi, direttore responsabile di 24Emilia. A moderare il convegno sarà don Matteo Tolomelli, laureato in giurisprudenza e in teologia fondamentale e professore di Teologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore.
L’appuntamento, a ingresso libero, è in programma nella serata di venerdì 23 gennaio alle 20.30 presso la “Casa in campagna” di via Giuseppe Torelli 7, a Reggio.

“Informarsi non è un atto neutro, non risponde solo a un bisogno di conoscenza, ma coinvolge una dimensione profonda dell’esperienza umana: la capacità di scegliere”, hanno spiegato gli organizzatori dell’iniziativa: “Come marinai in un turbinio vorticoso di spuma, le notizie attendibili sono le coordinate vitali da seguire per uscire dalla tempesta, consapevoli del vero e del distorto poiché è in questa lotta che la libertà è chiamata a misurarsi. L’informazione tocca la nostra capacità di scegliere. Scegliere è il risultato di un confronto tra dati, è sposare una interpretazione tra le tante. Non siamo donne e uomini a cui è chiesto di aderire passivamente a ciò che ci viene proposto, o peggio a ciò che vuole esserci imposto. Una persona informata può valutare alternative, conseguenze, assumersi responsabilità. Parallelamente, ogni informazione porta con sé una chiave di lettura che orienta il pensiero e, quindi, le decisioni. Comprendere le logiche che governano il ‘meccanismo’ dell’informazione – tempi, interessi, selezione delle fonti, linguaggi – diventa diritto fondamentale e integrante della tutela della libertà personale”.
Ma allo stesso tempo “se l’informazione è necessaria, essa non è esente da rischi. Ecco la responsabilità del lettore. L’accesso potenzialmente illimitato alle notizie espone a due pericoli subdoli: lasciarsi travolgere dal flusso fino a esserne complice, oppure evitare il confronto con la complessità della storia e con le domande che essa ci pone. Attenzione critica, capacità di discernimento, disponibilità al tempo dell’approfondimento; queste sono le vie percorribili. Essere lettori responsabili significa non delegare ad altri il proprio giudizio, ma esercitarlo con coraggio. Accanto alla responsabilità di chi legge, si colloca quella – decisiva – di chi scrive. Il giornalista non trasmette fatti, ma media tra la realtà e il pubblico. La sua vocazione è offrire strumenti di comprensione. In questo dialogo tra autore e lettore si gioca la sfida culturale decisiva. Liberi di sapere, certamente, ma ancor più responsabili nel modo di sapere. Solo una libertà nutrita da un’informazione autentica può essere tale. Ecco il motivo perché questo evento è così importante: l’informazione non sta in ciò che permette di conoscere, ma in ciò che rende possibile: una libertà che non si riduce a decidere, ma che sa perché decide”.






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