Dimensionamento rete scolastica, l’Emilia-Romagna resiste: “Il governo ci ripensi”

scuola classe aula lavagna studente – FRC

La Regione Emilia-Romagna non si arrende, anzi rilancia: dopo la lettera ricevuta dai ministeri dell’Istruzione e degli Affari europei, che conteneva una diffida ad adottare entro il 18 dicembre la delibera sul dimensionamento della rete scolastica regionale, la giunta de Pascale ha replicato con una lettera inviata ai suddetti ministeri per chiedere un ripensamento.

“Per l’ennesima volta”, hanno sottolineato il presidente della Regione Michele de Pascale e l’assessora regionale alla scuola Isabella Conti, “chiediamo al governo di ripensarci. La richiesta di tagli alla scuola è immotivata su scala nazionale, dove non ci dovrebbe essere alcuna esigenza di riduzioni e tagli, e a maggior ragione per l’Emilia-Romagna. I parametri discrezionali adottati dal governo, infatti, penalizzano ulteriormente la nostra regione, che è già una delle più penalizzate d’Italia. Non possiamo e non vogliamo apporre la nostra firma e avere corresponsabilità in una scelta sbagliata e iniqua, assunta in totale autonomia dal governo. Non si possono scaricare sui territori decisioni che vengono prese esclusivamente a livello centrale, senza nessuna condivisione”.

Nella lettera, firmata proprio da de Pascale e Conti, la Regione “nel rispetto del principio di lealtà interistituzionale” rinuncia al termine che le veniva concesso nella nota di diffida, rendendosi disponibile a collaborare con il commissario che il Consiglio dei ministri volesse nominare: “Come sempre siamo disponibili alla massima collaborazione istituzionale, anche con un incontro immediato, per fornire tutte le informazioni e i dati necessari. La mancata adozione del piano è tecnicamente determinata dall’impossibilità di coniugare il parametro imposto normativamente con la realtà organizzativa regionale, se non a scapito del buon funzionamento di un sistema tra i più efficienti a livello nazionale”.

A dimostrarlo, secondo de Pascale e Conti, sono i numeri: l’Emilia-Romagna, con l’attuale numero di istituzioni scolastiche (532 autonomie), ha un rapporto medio di 994 alunni e alunne per istituzione, abbondantemente superiore al parametro ministeriale di 938. La riduzione da 532 a 515 autonomie imposta dal decreto ministeriale, secondo la Regione Emilia-Romagna “non è pertanto giustificata da inefficienze regionali e non risponde a esigenze organizzative territoriali, ma unicamente a obiettivi di redistribuzione numerica nazionale”, derivanti dall’applicazione di un meccanismo di riequilibrio interregionale del contingente dirigenti scolastici/direttori dei servizi generali e amministrativi “deciso unilateralmente a livello ministeriale”.

Le numerose interlocuzioni già avviate con il Ministero dell’istruzione e con l’Ufficio scolastico regionale, hanno fatto notare de Pascale e Conti, “hanno sempre avuto a oggetto la richiesta di una revisione dei criteri applicativi, stante la grave penalizzazione che avrebbe subito la rete scolastica regionale, ed era stata ampiamente dettagliata l’impossibilità di procedere adottando parametri destinati a comprimere ulteriormente un sistema che statisticamente è già il più efficiente del Paese”.

Un altro elemento espressamente richiamato nella lettera emiliano-romagnola è quello della tutela del diritto allo studio, costituzionalmente tutelato, rispetto al quale il dimensionamento richiesto da Roma “determinerebbe conseguenze potenzialmente lesive”. In particolare, secondo de Pascale e Conti, nei territori montani e nelle aree interne il dimensionamento “causerebbe l’indebolimento di presidi scolastici essenziali”; nelle aree urbane più densamente popolate, invece, autonomie scolastiche di dimensioni eccessive – che in diversi casi sarebbero superiori alla quota di 1.600 studenti e studentesse per istituzione – “avrebbero conseguenti effetti negativi sulla qualità dell’offerta formativa, sull’inclusione scolastica e sulla permanenza del servizio educativo nei territori fragili”.

La Regione, “già virtuosa sotto il profilo dell’efficienza”, ritiene dunque di non disporre di “margini di intervento ulteriori senza incidere direttamente sui livelli essenziali delle prestazioni scolastiche: l’adozione di misure organizzative non giustificate da fabbisogni reali è suscettibile invece di determinare gravi danni al servizio scolastico regionale.

“Purtroppo”, concludono de Pascale e Conti, “abbiamo dovuto prendere atto della volontà dei ministeri interessati di non procedere alla più volte richiesta revisione dei vigenti criteri di dimensionamento. Ribadiamo la piena disponibilità della Regione a continuare a collaborare, avendo sempre come unico obiettivo la difesa del diritto allo studio e di una rete scolastica di eccellente qualità, che non possiamo mettere a rischio”.



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