I carabinieri di Campagnola Emilia hanno arrestato un uomo di 27 anni che, nonostante fosse sottoposto a un divieto di avvicinamento alla madre, che nel 2023 lo aveva denunciato per maltrattamenti, a distanza di due anni si è presentato presso l’abitazione della donna chiedendole insistentemente di entrare.
Quest’ultima, alla vista del figlio, ha chiamato i carabinieri, che al loro arrivo hanno sorpreso il ventisettenne in palese violazione del provvedimento dell’autorità giudiziaria e lo hanno arrestato in flagranza di reato.
La vicenda risale appunto al 2023, quando madre e figlio – all’epoca dei fatti venticinquenne – convivevano nella stessa casa. La donna, però, come è emerso anche dalle successive indagini, tra le mura domestiche era costretta a subire continue minacce (“devi fare quello che ti dico io altrimenti ti metto le mani addosso”, “stai attenta e guardati le spalle”), umiliazioni (le veniva impedito di vedere le altre due figlie) e gravi offese da parte del giovane, che durante gli scatti d’ira arrivava a rompere anche oggetti e mobili di casa.
A far traboccare il vaso era stato l’ultimo episodio in ordine di tempo, avvenuto il 16 maggio di quell’anno, quando il figlio, in preda alla rabbia, aveva iniziato a inveire contro la madre con fare violento e aggressivo, minacciandola e offendendola pesantemente. La donna, terrorizzata, a quel punto aveva chiamato i carabinieri, che una volta giunti sul posto avevano potuto constatare di persona lo stato di forte agitazione del giovane, che si era relazionato in modo aggressivo anche con gli stessi militari.
Quando la donna aveva raccontato ai carabinieri tutte le vessazioni a cui era sottoposta da oltre un anno, erano scattate le indagini, al termine delle quali il giovane era stato denunciato con l’accusa di maltrattamenti contro familiari e conviventi. Sulla base di quanto emerso, la Procura di Reggio aveva richiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari l’applicazione nei confronti del venticinquenne delle misure cautelari dell’allontanamento dalla casa familiare, del divieto di avvicinamento alla vittima e del divieto di comunicazione: non avrebbe potuto avvicinarsi all’abitazione della madre né ai luoghi da lei abitualmente frequentati, dovendo mantenere da questi una distanza di almeno 250 metri; non avrebbe potuto nemmeno tentare di comunicare con lei con nessun mezzo e in nessun modo, nemmeno per interposta persona.






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Alle associazioni meritevoli nessun sostegno economico, mente centro sociale Aq16 e anpi .... sedi e risorse di denaro pubblico.
Che facesssero due conti in tasca anche a Casa Bettola, gia' che ci siamo....
Tutto sulle spalle dei cittadini ...a quanto pare gravati non a sufficienza dagli attuali balzelli di ogni genere. La scarsa consapevolezza dell' amministrazione sta scemando
Quindi c'è un motivo per cui i nuovi Ilarinisalis non devono pagare gli arretrati? Cos'è, il comune non si era accorto dell'occupazione abusiva o […]
Uno schiaffo in faccia a tutte le associazioni reggiane che, senza una sede, continuano a sentirsi dire dal Comune che non ci sono spazi e […]