Ivanna Rossi*, esiste un ceto intellettuale a Reggio Emilia?
È ormai ovunque fuori moda la distinzione tra lavoratori del braccio e lavoratori della mente. A Reggio poi, il fare e il pensare sono sempre stati concretamente legati. Le teste pensanti e originali ci sono, sia nella società che nelle istituzioni culturali. Molti ora si trovano a pensare in proprio o sono impegnati nella riflessione sul passato prossimo. Non si levano voci alte, a proporre visioni del mondo o progetti per il futuro. Trovo però importante il lavoro sull’identità, ch’è la base di ogni azione.
Com’è cambiato, se è cambiato, il rapporto tra politica e cultura a Reggio Emilia?
C’ è un indubbio calo di tensione politica e si sente la mancanza del ruolo un tempo svolto dai partiti, che gestivano il potere, ma erano anche soggetti che educavano al bene comune. Tuttavia i reggiani restano ancora fortemente politicizzati ed esprimono il loro impegno in un volontariato strabiliante. Oggi sembrano soprattutto bisognosi di sentire un po’ di anima e di vicinanza.
Vista da fuori, Reggio come potrebbe essere definita culturalmente?
Reggio è ancora un mito, sia come educatrice del mondo (!) con Reggio Children, sia come esempio di buona amministrazione (nonostante la legittima denuncia delle buche nelle strade) sia come città con una grande storia democratica.
(*) scrittrice, assessore alla Cultura del Comune di Reggio negli anni Ottanta (ai tempi dei “Porci comodi”)






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