Nella crisi senza fine delle edicole il Resto del carlino perde un altro 11%
Continua la crisi senza fine dell’editoria di carta. Come confermano i dati di settembre 2023 diffusi da Prima comunicazione – che parla di “disastro” in edicola – nel confronto con il mese di agosto, solo Dolomiten, Eco di Bergamo, Corriere della Sera e Secolo XIX segnalano una buona crescita, ma il raffronto rispetto a settembre 2022 è impietoso per tutti, compreso il gruppo bolognese MonRif, editore di QN Quotidiano Nazionale, il consorzio di quattro testate giornalistiche a partire dallo storico il Resto del Carlino, edito a Bologna e primo quotidiano in Emilia-Romagna, cui si aggiungono la toscana Nazione, il milanese Il Giorno, e il Il Telegrafo di Livorno, attivo però solo online.
Come mostra la tabella realizzata per Primaonline.it da Withub da settembre 2022 a settembre 2023 – per quanto riguarda le vendite in edicola – il Resto del Carlino ha perso un ulteriore 11%, la Nazione il 9%. Aggiungendo anche le versioni digitali, le cose non cambiano di molto, con una flessione rispetto all’anno prima rispettivamente dell’8,9 e dell’8,3%.
Per quanto riguarda i quotidiani più strettamente locali, non presenti in tabella, Primaonline.it riporta vendite individuali (tra edicola e abbonamenti, ma anche online) di 19.277 copie quotidiane di media per la Gazzetta di Parma, 5.197 per quella di Reggio e 5.192 per quella di Modena, di 4.017 per la Nuova Ferrara.
Un quotidiano aldilà del suo fondamentale lavoro d’informazione e di cultura è anche una attività economica ad ogni effetto. La stampa italiana per il suo valore, anche democratico oltre che d’informazione, gode di robusti finanziamenti pubblici statali a fondo perduto e altre agevolazioni. Quindi la competizione per vendere maggiori copie è stata drogata e i quotidiani, come attività economica, si sono atrofizzati. La crisi economica e la maturazione democratica mettono in discussione i finanziamenti pubblici. Il vero nodo è che questi quotidiani non hanno saputo leggere il progresso e la rivoluzione digitale che il mondo dell’online avrebbe comportato e hanno inseguito e non anticipato. Il loro peso sia in termini d’interesse pubblicitario sia di offerta informativa è crollato. Il quotidiano può approfondire la notizia già data nei Tg televisivi e la tv da notizia già pubblicate in anticipo dai social o dagli organi d’informazione online. Va anche considerato che l’avvento dei social ha anche indebolito il potere di alcuni giornali di orientare l’informazione e favorire o meno la fonte, ma oggi il mondo online ha disintermediato la notizia tra chi la produce e chi la vuole leggere. 24Emilia è la prova di quanto sto scrivendo. Alcuni giornalisti della carta stampata non si sono accorti o meglio non vogliono prendere atto di questa situazione e la contrastano lanciando una guerra contro questo progresso che li ha vedrà completamente sconfitti dalla storia. La difficoltà economica poi non rende libero il quotidiano e il giornalista con le pezze sulle terga. Io un consiglio ad esempio lo avrei: essere attraenti e offrire un ampia varietà di notizie politiche, di cronaca, economiche e di varietà e costume, in sinergia con l’online, per ampliare il proprio bacino dei potenziali lettori ad essere indipendenti e critici con il potere o meglio dire, visto la fluidità dei tempi, il presunto tale. Solo così torna la pubblicità e le copie “pagate” e realmente vendute al netto dei bar e locali calcolate con dei moltiplicatori. Il bar sport o il Mario non esiste più. Nelle redazioni locali vale anche di più il ragionamento perché la formazione dei giovani giornalisti in questa condizione non ha dato i giusti frutti. Complimenti invece a voi che avete letto con anticipo il fenomeno dei social e dell’’online con una veste sempre nuova, ampia e ricca di aggiornamenti tempestivi. Il vostro sarà un futuro rosa e solido e il potere economico e politico con voi dovrà fare i conti e non potrà sfuggire e l’attrazione alla lettura crescerà. Rinnovamento e ingegneria aziendale.
Paolo
Purtroppo l’informazione almeno nel nostro paese non conta più una coppa, anzi direi che è disinformazione, serve soltanto a produrre pseudogiornalisti che intervengano nei thalkshow, miseri spettacoli televisivi che fanno perlopiù apologia dell’ignoranza e denigrazione a pagamento.
Il quotidiano che 40 anni fa sottobraccio dava un tocco di ignoranza a chiunque lo ostentata, forse ora è l’unico che vale la pena di sfogliare di tanto in tanto.
E' vero. Ma c'è anche molta "ignoranza" su questi temi e le parole da usare. C'è "ignoranza" persino fra i cattolici praticanti.....figuriamoci fra chi è […]
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Un quotidiano aldilà del suo fondamentale lavoro d’informazione e di cultura è anche una attività economica ad ogni effetto. La stampa italiana per il suo valore, anche democratico oltre che d’informazione, gode di robusti finanziamenti pubblici statali a fondo perduto e altre agevolazioni. Quindi la competizione per vendere maggiori copie è stata drogata e i quotidiani, come attività economica, si sono atrofizzati. La crisi economica e la maturazione democratica mettono in discussione i finanziamenti pubblici. Il vero nodo è che questi quotidiani non hanno saputo leggere il progresso e la rivoluzione digitale che il mondo dell’online avrebbe comportato e hanno inseguito e non anticipato. Il loro peso sia in termini d’interesse pubblicitario sia di offerta informativa è crollato. Il quotidiano può approfondire la notizia già data nei Tg televisivi e la tv da notizia già pubblicate in anticipo dai social o dagli organi d’informazione online. Va anche considerato che l’avvento dei social ha anche indebolito il potere di alcuni giornali di orientare l’informazione e favorire o meno la fonte, ma oggi il mondo online ha disintermediato la notizia tra chi la produce e chi la vuole leggere. 24Emilia è la prova di quanto sto scrivendo. Alcuni giornalisti della carta stampata non si sono accorti o meglio non vogliono prendere atto di questa situazione e la contrastano lanciando una guerra contro questo progresso che li ha vedrà completamente sconfitti dalla storia. La difficoltà economica poi non rende libero il quotidiano e il giornalista con le pezze sulle terga. Io un consiglio ad esempio lo avrei: essere attraenti e offrire un ampia varietà di notizie politiche, di cronaca, economiche e di varietà e costume, in sinergia con l’online, per ampliare il proprio bacino dei potenziali lettori ad essere indipendenti e critici con il potere o meglio dire, visto la fluidità dei tempi, il presunto tale. Solo così torna la pubblicità e le copie “pagate” e realmente vendute al netto dei bar e locali calcolate con dei moltiplicatori. Il bar sport o il Mario non esiste più. Nelle redazioni locali vale anche di più il ragionamento perché la formazione dei giovani giornalisti in questa condizione non ha dato i giusti frutti. Complimenti invece a voi che avete letto con anticipo il fenomeno dei social e dell’’online con una veste sempre nuova, ampia e ricca di aggiornamenti tempestivi. Il vostro sarà un futuro rosa e solido e il potere economico e politico con voi dovrà fare i conti e non potrà sfuggire e l’attrazione alla lettura crescerà. Rinnovamento e ingegneria aziendale.
Purtroppo l’informazione almeno nel nostro paese non conta più una coppa, anzi direi che è disinformazione, serve soltanto a produrre pseudogiornalisti che intervengano nei thalkshow, miseri spettacoli televisivi che fanno perlopiù apologia dell’ignoranza e denigrazione a pagamento.
Il quotidiano che 40 anni fa sottobraccio dava un tocco di ignoranza a chiunque lo ostentata, forse ora è l’unico che vale la pena di sfogliare di tanto in tanto.