L’ex vicesindaco di Guastalla ed ex consigliere provinciale della Lega Nord, Marco Lusetti, è stato condannato a un anno di carcere (pena sospesa) e al pagamento delle spese processuali per il testamento giudicato falso in cui Alberto Agazzani – trovato morto a 48 anni, il 16 novembre 2015 nel suo appartamento di via Farini a Reggio Emilia – lo dichiarava erede universale. Lo ha deciso il giudice Matteo Gambarati ponendo fine, almeno in primo grado, al lungo e intricato procedimento giudiziario sul caso del testamento di Alberto Agazzani.
Il pubblico ministero Maria Rita Pantani – per il reato di falso in testamento olografo, riferito al documento in cui Lusetti viene nominato erede universale del critico d’arte – aveva chiesto 2 anni e 4 mesi di reclusione. L’avvocato difensore Erica Romani, invece, l’assoluzione. Decisiva la perizia svolta dalla grafologa forense Nicole Ciccolo, su incarico del Tribunale, sul testamento datato 16 gennaio 2015 in cui figurava come erede l’ex vicesindaco di Guastalla. Per l’esperta si sarebbe notata “un’altra individualità che si è immessa” nel testamento, ovvero dei tentativi di imitazione della scrittura di Agazzani. Lusetti non si è però mai sottoposto alla prova calligrafica che avrebbe potuto offrire un parametro di raffronto approfondito con la grafia del testamento. Altro elemento rilevante esposto dalla grafologa forense Nicole Ciccolo è che l’incidente stradale in motorino in cui era rimasto coinvolto Agazzani non aveva inficiato la tecnica di firma.
Per il pm Pantani il “movente è di natura economica: Lusetti cerca di avere più soldi possibili. Dal suo stato reddituale risultava nullatenente ed aveva anche chiesto il reddito di cittadinanza. Ha commesso un unico errore: rivolgersi a un notaio, Giorgia Manzini, che conosceva Agazzani e che era in possesso di suoi scritti comparativi che l’hanno indotta ad andare in Procura, in quanto pubblico ufficiale, e segnalare un’evidente anomalia”.






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