Decreto fiscale, Pd: “Il governo si rimangia la parola, è uno schiaffo al cuore di Reggio”

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Il decreto fiscale approvato dal governo Meloni “non è solo un errore politico, è un tradimento premeditato ai danni di chi produce”. È netta la presa di posizione del Partito Democratico di Reggio Emilia, secondo il quale “con una mossa senza precedenti, l’esecutivo si rimangia la parola data solennemente in Legge di bilancio, trasformando le promesse di sostegno alla Transizione 5.0 (un piano di incentivi per le imprese che investono in digitalizzazione ed efficienza energetica, ndr) in una beffa che riduce il credito d’imposta ad appena il 35% di quanto spettante”.

Come già denunciato anche da Confindustria Reggio, il provvedimento introduce infatti un taglio lineare del 65% del credito d’imposta già richiesto dalle aziende e, allo stesso tempo, esclude investimenti strategici in energie rinnovabili, tra cui anche impianti fotovoltaici ad alta efficienza che erano stati esplicitamente incentivati. Non solo: le modifiche si applicano retroattivamente, rischiando così di incidere negativamente su scelte di investimento già effettuate dalle imprese.

Per il segretario provinciale reggiano del Pd Massimo Gazza e il responsabile economico Stefano Ricciardi “siamo di fronte a un cambio delle regole a partita in corso che calpesta la certezza del diritto. A Reggio sono qualche centinaio le imprese del nostro bacino manifatturiero e ingegneristico che hanno pianificato investimenti milionari basandosi sugli impegni presi dallo Stato solo pochi mesi fa. Oggi quelle stesse aziende si ritrovano con i bilanci scoperti e l’incertezza come unica compagna di viaggio. È inaccettabile che il costo dell’improvvisazione di un governo senza visione venga scaricato direttamente sulle spalle degli imprenditori”.

Cambiare le norme con effetto retroattivo, per Gazza e Ricciardi, “è il modo più efficace per minare la fiducia e scoraggiare chi fa impresa in Italia. Mentre il costo dell’energia continua a zavorrare la nostra competitività, il governo sceglie paradossalmente di colpire proprio gli investimenti legati alla transizione energetica e all’efficienza tecnologica. È un paradosso che dimostra una totale assenza di strategia industriale: si spingono le imprese a innovare e poi le si punisce nel momento del saldo. Reggio, terra di pragmatismo e investimenti concreti, non può accettare questa strategia dell’incertezza. Punire chi ha fatto la propria parte, rispettando tempi e procedure per rendere le proprie fabbriche più moderne e sostenibili, è un atto di irresponsabilità che mette a rischio la tenuta del nostro tessuto produttivo e l’occupazione”.

La richiesta del Pd reggiano è chiara: “Il governo torni sui propri passi e rispetti gli impegni assunti in Legge di bilancio. Non chiediamo privilegi, ma il rispetto dei patti. Ripristinare le risorse sottratte è l’unico modo per restituire un briciolo di credibilità alle istituzioni e non compromettere definitivamente il futuro industriale del nostro territorio”.



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