Nel suo intervento per la fiducia al Senato Mario Draghi ha iniziato a farsi conoscere dagli italiani. Il suo programma riflette l’identità europea e atlantica che appartiene al paese dal secondo dopoguerra, affievolita negli anni dei governi Conte e ora ripresa con determinazione assoluta, come se non fosse mai stata messa in discussione.
Il presidente del consiglio ha ridefinito la collocazione dell’Italia socio fondatore della Ue, collegata da un rapporto indispensabile con Germania e Francia, attenta ai paesi limitrofi e alle aree calde della Libia e del Mediterraneo orientale, saldamente ancorata per valori e principi con gli Stati Uniti a trazione Biden.
Il discorso di Draghi ha aperto una visione d’insieme del nostro paese riaprendo con cauto ottimismo la strettoia racchiusa tra crisi economica e pandemia. Gestiremo l’emergenza, ha detto in sintesi, senza dimenticarci del futuro di figli e nipoti. Di conseguenza, il governo affronterà le riforme fondamentali – fisco, giustizia, sanità territoriale, lavoro, parità di genere – contemporaneamente all’azione nelle urgenze primarie, ossia virus e sostegno al tessuto economico e ai lavoratori.
Del cambiamento di stile governativo prodotto dall’ingresso di Draghi a palazzo Chigi abbiamo già scritto. Giuseppe Conte affidava la gestione della propria immagine a Rocco Casalino, personaggio incline all’esibizione a tinte forti, e in coppia abusavano nello storytelling nei media e nei social. Draghi è semplicemente l’opposto: nessuna concessione ai riflettori, nessuna parola fuori luogo, low profile come regola di vita e conseguente disagio quando è alle prese con la politica urlata e vanamente partigiana.
Si è aperta senza dubbio una fase nuova nella quale si tratterà di capire se lo schieramento tecnico-politico messo in campo dall’ex governatore della Bce potrà trovare l’alchimia necessaria per corrispondere alle aspettative che lo attendono.
Molta attenzione è stata riservata da Draghi ad ecologia e tecnologia, i due settori trainanti per il ritorno a un benessere non solo materiale. Insolita e per certi versi paradossale la sorte toccata alle questioni ambientali: mai nessun premier italiano vi insistette tanto ampiamente quanto Draghi oggi, e dire che si tratta di un banchiere. Possibile? Certo. La lotta alle conseguenze del Climate change è al vertice degli impegni in Europa e alle Nazioni Unite: il premier vuole essere protagonista in entrambe le sedi.
La prima uscita parlamentare del nuovo capo del governo ha tratteggiato una linea di matrice fortemente repubblicana. Profilo alto, visione al 2050, citazioni di papa Francesco e di Cavour. Un discorso quasi più adatto a un capo di stato piuttosto che a un premier. La sensazione è sempre la stessa: SuperMario durerà un anno, farà bene e sostituirà Mattarella a febbraio 2022. Anche perché i partiti, non riuscendo a resistere alle tentazioni del potere quotidiano, lo promuoveranno per trasferirlo e prenderne il posto.







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