Nell’uggiosa serata di venerdì 23 gennaio, presso l’agriturismo “Casa di campagna”, poco fuori i confini di Reggio, si è tenuto il convegno “Libertà e Informazione. Liberi di sapere, sapere per essere liberi” con due relatori d’eccezione: Giorgio Bernardelli, giornalista e direttore delle agenzie AsiaNews e Mondo e Missione del Pime (Pontificio istituto per le missioni estere), e Nicola Fangareggi, giornalista e direttore di 24Emilia. Moderatore dell’iniziativa, alla quale erano presenti un’ottantina di persone, tra cui molti giovani, è stato don Matteo Tolomelli, docente di teologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza-Cremona.
Samuele Adani, docente di lettere presso l’Istruzione familiare secondaria di primo grado Rolando Rivi di Reggio e responsabile della scuola dirigenti del Csi nazionale, nonché presidente del Circolo Cultura animi, organizzatore dell’evento, ha introdotto la serata lanciando il tema: come orientarsi nel mare magnum del flusso di notizie che ci raggiunge quotidianamente? Come restare padroni del proprio giudizio, quindi liberi, in questa tempesta informativa?

Don Tolomelli ha inserito l’interrogativo all’interno di un quadro più ampio, facendo emergere con ancora maggior chiarezza le intenzioni della serata: il circolo Cultura animi, infatti, è un circolo culturale cattolico e non può non sentirsi interpellato dalla realtà dell’informazione.
La serata si è sviluppata attorno ad alcune domande che don Matteo Tolomelli ha posto ai relatori. Rivolgendosi a Fangareggi, e richiamando un editoriale pubblicato lo scorso gennaio su 24Emilia, il moderatore ha chiesto: qual è la riflessione sul soggetto? Qual è l’ideal-tipo reggiano che vorrebbe contribuire a formare mentre dirige 24Emilia? La risposta del direttore è stata articolata, muovendo dalla constatazione che in Emilia non sia per nulla semplice sentirsi cittadini parlanti in quanto cattolici.

Attraverso una serie di esemplificazioni, Fangareggi ha evidenziato come l’espressione della cristianità nel territorio emiliano, e più in grande nell’intero continente europeo, sia ancora problematica: “Sembra che l’evento cristiano, nonostante abbia generato l’Europa e la sua cultura, sia qualcosa di cui l’Europa stessa provi una sorta di vergogna”.
Il moderatore ha quindi interpellato anche Bernardelli sul tema, tratteggiando la rappresentazione che il “nostro” mondo ha maturato sull’Oriente: popoli di antiche tradizioni e spinti da innovazioni esplosive (esempio: Sud Corea), esistenze impregnate di culto e spiritualità e Paesi, come la Cina, governati dal Partito Comunista, all’interno di un regime dichiaratamente ateo. Insomma, a che uomo pensa Bernardelli quando dirige AsiaNews?
Il direttore, nel rispondere, ha sviluppato la riflessione da lontano, ricordando la preziosità dell’esperienza giornalistica locale, da cui egli stesso è partito. Essa costringe infatti a misurarsi immediatamente con il reale, con il riferimento imprescindibile e costante di qualunque opera giornalistica.
Bernardelli ha poi descritto cosa quest’atteggiamento permetta di cogliere nel guardare il mondo asiatico: l’Asia è un continente dai mille volti, caratterizzato tuttavia da tratti comuni. Una profonda spiritualità che riemerge in contesti e situazioni inaspettate. L’Asia è poi un insieme di popoli la cui libertà non è un fatto scontato.

Il direttore di AsiaNews ha ricordato che più di un giornalista, oggi, è tacitato e paga la libertà di informazione con il carcere. A questo riguardo, l’attenzione è stata stretta su alcuni elementi, forse meno immediati, che in generale qualificano la relazione tra libertà e informazione. La libertà di informare, dovere di un giornalista, non può non misurarsi con la responsabilità di discernere quanto e fin dove ci si possa spingere al fine di rimanere realmente a servizio della libertà, propria e altrui.
Un ulteriore elemento che Bernardelli ha sottolineato è stata la minaccia che il flusso infinito di notizie in cui si è immersi rischia di costituire per la libertà, se non si coltiva uno sguardo fine, attento, curioso.
Don Matteo Tolomelli ha quindi chiesto a entrambi gli ospiti quali consigli darebbero a un giovane che volesse oggi fare giornalismo: quali passi compiere?
Il direttore di AsiaNews, nella sua corposa risposta, ha sottolineato in particolare la capacità di essere interessati, di guardare e di ascoltare la realtà, di saperla interrogare, di saper porre domande: “Se si ritiene di aver già compreso il mondo non si potrà mai essere giornalisti”.
Per Fangareggi il giornalismo, oltre a perdere velocemente il prestigio che aveva un tempo, “può ormai dirsi superato”: l’avvento di Internet, e più ancora dell’intelligenza artificiale, ha sconvolto l’ambiente, e lo spazio lasciato libero è oggi occupato da forme di semplice comunicazione, non di vero giornalismo, che non può essere ridotto a comunicazione. Un fatto che ferisce profondamente la democrazia, poiché impedisce di distinguere con immediatezza ciò che è vero e ciò che non lo è. All’interno di quest’orizzonte, il direttore di 24Emilia ha consigliato a un giovane che volesse intraprendere la carriera giornalistica di conseguire una laurea in una disciplina umanistica, che conduca a indagare chi siamo e da dove veniamo, per poi frequentare eventualmente un Master in giornalismo.
La serata si è conclusa con diverse domande dal pubblico, molte provenienti dai giovani presenti: nelle risposte dei relatori è emerso con forza l’invito a tornare alla storia e alle storie degli uomini, e a interrogare la realtà, per non lasciarsi travolgere dalla corrente informativa, una valanga di notizie che rischiano di nascondere, più che svelare, la verità. Esistono punti di riferimento a cui potersi rivolgere e sono tutti radicati nella cultura e nelle nuove forme che oggi tenta di assumere l’umanesimo.

Don Matteo Tolomelli ha chiuso la serata ringraziando i convenuti e i “padroni di casa” della “Casa di campagna” e invitando a un nuovo appuntamento organizzato dal circolo Cultura animi: il 13 febbraio è in programma una conferenza del professor Nembrini in occasione dell’apertura di un mese di mostra su “Dante profeta di speranza”, che sarà installata nell’atrio di Palazzo Baroni, in viale Timavo 93.
di Silvia Cocchi






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