A Montecchio è scattata la mobilitazione contro la decisione dell’Ausl di Reggio di chiudere la cucina e la mensa interne dell’ospedale Franchini: dopo due assemblee per fare il punto della situazione, nella prima ora sono state raccolte oltre trecento firme di lavoratori e lavoratrici del presidio ospedaliero, che hanno aderito alla sottoscrizione promossa dai sindacati del personale sanitario e medico (Cisl Fp, Nursind, Fials, Anaao Assomed, Fassid, Cisl Medici e Aaroi-Emac); a fine giornata le firme sono poi salite a quota 674.
Il personale, spiegano i sindacati promotori, “è sottoposto a una pressione clinica sempre maggiore e vede che l’azienda, invece di valorizzare i suoi professionisti, li penalizza sottraendo garanzie fondamentali di welfare aziendale”.
La riorganizzazione annunciata dall’Ausl reggiana comporta di fatto la chiusura della cucina interna e la delocalizzazione delle attività e dei posti di lavoro verso Reggio, “mascherata da ‘sperimentazione’ di 3-6 mesi”, secondo i sindacati: una sperimentazione che però per le sigle sindacali “non è compatibile con il lavoro sanitario fatto di emergenze e imprevedibilità, non è stata preceduta da un vero confronto sindacale, non è supportata da una chiara analisi costi-benefici”.
La questione non riguarda solo i dipendenti, ma anche la qualità dell’assistenza ai pazienti: “A Montecchio sono già garantiti gli standard d’eccellenza del Santa Maria Nuova”, sottolineano Cisl Fp, Nursind, Fials, Anaao Assomed, Fassid, Cisl Medici e Aaroi-Emac, “quindi non accettiamo la narrazione di un presunto miglioramento. L’unico passo avanti sarebbe il vassoio personalizzato (per i degenti, ndr), che però si potrebbe tranquillamente realizzare mantenendo la cucina interna. Una cosa è certa: un pasto cucinato a pochi metri dal reparto è qualitativamente superiore a uno trasportato per 25 chilometri”.
Per coinvolgere anche la comunità, la raccolta firme contro questa decisione dell’Ausl è stata estesa alla cittadinanza grazie alla piattaforma Change.org, dove è stata caricata una petizione dal titolo “Difendiamo la cucina e la mensa dell’ospedale Franchini di Montecchio Emilia” che chiunque può firmare.
Una delle cuoche della mensa, tra le prime firmatarie, lavora a Montecchio da più di trent’anni: “Abbiamo portato il servizio mensa a crescere costantemente, migliorandolo e raccogliendo sempre più i complimenti dei pazienti e dei professionisti che qui lavorano. L’Ausl si fermi, ascolti la voce della comunità di Montecchio e si sieda al tavolo”.
I sindacati hanno anche scovato un precedente curioso: tre anni fa, su Tv2000, la televisione vaticana, era la stessa Ausl reggiana a vantarsi di essere “una delle poche aziende che ha ancora cucine a gestione diretta, e questo ci permette di avere un controllo complessivo del processo che porta fino al paziente”.
Tre anni dopo, evidenziano i sindacati, “Ausl passa dall’esaltazione della mensa ospedaliera a gestione diretta al tentativo della sua rottamazione. Cosa sia successo per produrre una tale inversione di rotta non lo sappiamo perché, semplicemente, l’azienda ha cercato di fare tutto alla chetichella. Nemmeno il sindaco di Montecchio Fausto Torelli sapeva le intenzioni di Ausl, e questo è grave. Lo invitiamo a prendere posizione per i lavoratori, perché la partita per la qualità della nostra sanità si gioca ora: scelte come questa riducono l’attrattività dell’ospedale Franchini”.






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