Signor sindaco, quanta ipocrisia

Marco Massari sindaco in Sala del Tricolore senza fascia – FBMM

Da quando ho maturato un minimo di coscienza politica, mi colpisce una costante: atei, materialisti e orgogliosi non credenti pretendono di giudicare i papi e la Chiesa come ne fossero i giudici supremi. Da estranei — talvolta da avversari, se non da nemici dichiarati — si arrogano il diritto di biasimare i credenti, arrivando perfino a voler imporre loro le proprie convinzioni. Appartengo alla generazione postconciliare: di pontefici ne ho visti diversi, ma non ho mai coltivato la presunzione di giudicarli. Anche perché basterebbe ricordare alcune parole del Vangelo per comprendere il limite di simili pretese.

Stamattina riflettevo sulle molte chiacchiere, spesso inconsistenti, sull’operato di Bergoglio e Prevost, quando mi sono imbattuto in un intervento del sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari. Un intervento che, con tono predicatorio, attinge a piene mani al Vangelo e perfino al concetto di “compassione” — termine proprio della tradizione buddhista, che il cristianesimo traduce in “misericordia” — per accusare i cittadini reggiani di cattiveria, razzismo e cinismo.

Il riferimento è alle reazioni suscitate, sui social ma anche nella vita quotidiana, da un episodio recente: la corsa disperata, nel traffico urbano, di un uomo completamente nudo lungo la circonvallazione urbana, che correva e balzava sulle automobili, completamente fuori controllo. Secondo il sindaco, i cittadini non avrebbero compreso la condizione psicofisica, evidentemente grave, di quella persona, e se ne sarebbero lamentati oltre misura.

Bene. Che quell’uomo sia un nostro fratello, e che meriti assistenza, cura e comprensione, è fuori discussione per chiunque abbia un minimo di senso umano, ancor prima che cristiano. Ma il punto sollevato da Massari non è né morale né religioso. È politico e istituzionale. Perché egli non parla da teologo né da predicatore, ma da sindaco di tutti i residenti — non solo di quelli che lo hanno votato (che, vale la pena ricordarlo, sono una minoranza sull’intero corpo elettorale).

E allora la domanda è semplice: qual è il tuo ruolo, signor sindaco?

Pensi forse di disporre di un pulpito dal quale impartire lezioni morali ai cittadini? Non è questo il mandato che ti è stato affidato.

Il tuo compito è amministrare la città: curarne la manutenzione, garantire condizioni di convivenza civile, intervenire su infrastrutture, urbanistica, mobilità. E soprattutto affrontare un problema che negli ultimi anni è cresciuto in modo evidente: quello della sicurezza.

Intere aree urbane sono percepite come sempre meno frequentabili. A pagarne il prezzo maggiore sono i più fragili: donne, anziani, persone sole. Persone che vivono da sempre in un luogo e che oggi non si sentono nemmeno sicuri nell’uscire di casa. Di notte, ma anche di giorno. Di cosa stiamo parlando?

Non sarebbe corretto attribuire a te ogni responsabilità — anche perché l’inesperienza pesa — ma la tua linea appare segnata da una sostanziale indifferenza verso chi esprime disagio, anche quando lo fa in forme scomposte o esasperate. Ed è intrisa di ipocrisia.

E invece è proprio lì che dovrebbe intervenire la politica: non per giudicare, ma per comprendere e governare.

Per questo, signor sindaco, sarebbe opportuno ricordare un principio elementare: tu sei al servizio dei cittadini, non il contrario. Non ti è riconosciuta alcuna autorità morale per fare loro la predica.

Scendi dal piedistallo — e prova, per primo, a capire i tuoi concittadini. Sei pagato per questo, in fondo.




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