“Sguardo coloniale”, Cisl replica a Mahmoud: “Serve rispetto per chi educa”

Marwa Mahmoud Dossier statistico immigrazione 2025 – FBMM

A Reggio prosegue anche a distanza di giorni, tra posizioni pro e contro, l’acceso dibattito innescato dalle parole dell’assessora alle politiche educative del Comune Marwa Mahmoud, che intervenendo alla presentazione della trentacinquesima edizione del Dossier statistico immigrazione aveva messo l’accento sulle sfide interculturali che deve affrontare la scuola italiana chiedendo ai docenti di “decolonizzare le cartine mentali e fisiche” poiché “che ci piaccia o meno, i destini di chi studia e si forma in Italia appartengono già al nostro Paese”.

Un invito al quale ha replicato ora anche Cisl, prendendo decisamente le parti del corpo docente: “Esprimiamo dissenso raccogliendo le numerose richieste e testimonianze di docenti indignati e mortificati che si sono sentiti colpevolizzati dalle prime affermazioni dell’assessore, seguite poi da una ‘toppa’ tardiva e confusa. Non basta riformulare le parole: serve rispetto per chi educa”, ha chiesto Ciro Fiore, segretario generale aggiunto di Cisl Scuola Emilia Centrale.

Per il sindacato di via Turri “ogni mattina docenti, dirigenti e personale Ata accolgono studenti che parlano lingue diverse, arrivati da poco nelle nostre città e molto spesso con esperienze di vite interrotte. L’inclusione non è un titolo da convegno: è semplificare un testo, creare un glossario comune, costruire tutoraggi tra pari, chiamare un mediatore per dialogare con le famiglie, calibrare verifiche che misurino i progressi di chi impara l’italiano come seconda lingua. È un lavoro paziente e concreto che Cisl Scuola rappresenta e difende”, ha sottolineato Fiore, aggiungendo che “siamo dalla parte dell’insegnante che chiede di essere giudicato per ciò che fa in aula, non per etichette”.

Anche sulla formazione il sindacato è chiaro: “Serve, e serve di più. Le classi multiculturali richiedono strumenti aggiornati su lingua, didattiche inclusive e valutazione equa. La formazione efficace nasce dall’ascolto delle scuole, non da modelli calati dall’alto. Deve essere co-progettata, retribuita, riconosciuta come tempo di lavoro. Quando è reale diventa pratica; quando è moraletta, resta una slide. Non accettiamo che passi l’idea di uno ‘sguardo coloniale’ come tratto del corpo docente: è una generalizzazione ingiusta che non descrive la scuola italiana e non aiuta l’inclusione”.

Per Cisl Scuola Emilia Centrale “Reggio e la sua tradizione educativa dimostrano l’opposto: laboratori linguistici, progetti interculturali, sportelli di mediazione, reti tra scuole e territori. Difendere questa professionalità non è corporativismo, è proteggere il primo presidio civile del Paese”.

Nelle ultime ore l’assessora Mahmoud ha chiarito di non voler accusare gli insegnanti, ma di voler denunciare la mancanza di risorse e strumenti. E su questo terreno Cisl Scuola è pronta a collaborare: “Servono organici stabili, mediatori culturali, ore dedicate ai laboratori di lingua, formazione continua e meno burocrazia. L’inclusione non può essere affidata solo alla buona volontà: va sostenuta con investimenti, coordinamento e responsabilità condivise”.

La scuola italiana, ha concluso il sindacato emiliano, “è un presidio di civiltà. Ogni giorno affronta disuguaglianze, povertà educative e fragilità sociali, e continua a tenere insieme il Paese con la forza silenziosa del proprio impegno. Prima di parlarne, entriamo in una classe: lì l’inclusione non si annuncia, si pratica, con pazienza, metodo e passione, tra i banchi di scuola”.



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