Poco prima di Natale, il Comitato dei diritti sociali del Consiglio d’Europa ha bocciato l’Italia per quanto riguarda la gestione dei docenti di sostegno: troppi precari, uno su tre è senza la necessaria formazione specialistica. A pagarne il prezzo sono soprattutto gli studenti e le studentesse con disabilità e le rispettive famiglie.
In questo contesto generale, anche Reggio non si sente molto bene su questo fronte: secondo Cisl Scuola Emilia Centrale, sono le centinaia di docenti di sostegno precari a permettere alle scuole reggiane di restare regolarmente aperte per tutti.
Dallo scorso settembre, le famiglie hanno potuto chiedere la conferma dell’insegnante supplente dell’anno precedente. In base ai dati raccolti dal sindacato, delle 450 domande presentate a Reggio per effetto della continuità voluta dal ministro, 363 sono state accolte a settembre: otto nomine alla scuola dell’infanzia (più un part-time da 20 ore), 142 alla primaria, 105 alle scuole medie (di cui due part-time) e 104 alle superiori (con un part-time).
Dopo l’inizio dell’anno scolastico, nei mesi successivi si sono aggiunte 6 nomine per la scuola dell’infanzia, 57 per la secondaria di primo grado (scuole medie), 68 per la secondaria di secondo grado (scuole superiori); ma sono ben 326 i posti per il sostegno che servirebbero alla scuola primaria reggiana, per i quali non si trovano docenti specializzati e che, denuncia Cisl, “vengono quindi affidati a docenti precari che non solo non sono specializzati, ma non hanno il titolo di studio per insegnare alla primaria”. Una procedura in deroga che scatta per tamponare le falle e che prevede anche l’impiego di semplici diplomati.
Tirando le somme, a Reggio e in provincia il sostegno avrebbe bisogno complessivamente di 2.200 docenti: l’ambito si “salva” grazie a ben 816 precari. Lo stesso avviene nella vicina Modena: su 2.979 docenti di sostegno, 1.576 sono precari (il 53%, oltre la metà).
“Dietro questi numeri c’è una bruttissima verità”, secondo Ciro Fiore, segretario generale aggiunto di Cisl Scuola Emilia Centrale: “Mentre aumentano gli alunni con disabilità e la complessità dei bisogni educativi, a Reggio domina la logica dei contratti a termine e degli interventi-tampone, che colpiscono i lavoratori e fanno male agli studenti, ai quali dovremmo garantire docenti stabili per costruire fiducia e percorsi efficaci”.
Il sostegno richiede competenze specifiche, lavoro in équipe e continuità educativa, “ma il sistema continua a reggersi su soluzioni emergenziali e precarie, con effetti diretti sulla qualità dell’inclusione”. Lo Stato, secondo Fiore, “non avvia una stabilizzazione strutturale, ma garantisce la continuità con procedure straordinarie”. Il risultato è che le scuole “riaprono grazie a un ricorso massiccio alle supplenze, spesso assegnate in ritardo e non sempre coperte da docenti specializzati, come ha certificato lo stesso Consiglio d’Europa”.
Questo anche perché, secondo il sindacato cislino, il percorso che permette a un docente di sostegno di diventare di ruolo “è un sostanziale far west”. Lo scoglio principale è quello di raggiungere la specializzazione necessaria, “l’unica leva per uscire dal pantano della precarietà”. Chi ha alle spalle tre anni di docenza tenta di ottenerla seguendo i quattro mesi di corsi online tenuti dal Ministero dell’istruzione attraverso la piattaforma Indire, sborsando circa 1.800 euro.
I più penalizzati, secondo Cisl Scuola Emilia Centrale, sono proprio gli aspiranti docenti di sostegno, che non hanno questa anzianità di servizio e devono transitare per i corsi universitari Tfa (tirocinio formativo attivo), organizzati a Reggio da Unimore: costano poco meno di 3.000 euro, durano più del doppio di quelli ministeriali (circa dieci mesi) e richiedono una frequenza in presenza dal lunedì al sabato. Questo, per Fiore, è “uno strumento in caduta libera”: nel 2025, per tutti gli ordini e gradi scolastici, a Reggio non è stata effettuata alcuna prova preselettiva, perché le domande presentate sono risultate inferiori rispetto ai posti messi a bando. “Un fatto mai accaduto prima”, evidenzia il sindacalista, “che segnala una forte frammentazione dell’offerta formativa e una difficoltà di orientamento tra canali diversi”.






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