Dopo le proteste dei giorni scorsi, il governo Meloni ha accolto la richiesta di Regioni ed enti locali e ha rinviato l’esame del cosiddetto Decreto Montagna.
La contestata proposta di legge, ideata dal ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, punta a introdurre una nuova classificazione per individuare i cosiddetti “comuni montani”, stringendo le maglie dei criteri al possesso di almeno uno dei seguenti tre requisiti: avere almeno il 25% di superficie sopra i 600 metri e il 30% di superficie con almeno il 20% di pendenza; avere un’altimetria media superiore ai 500 metri; essere “interclusi”, ovvero interamente circondati da Comuni che rispettino una delle prime due condizioni.
Una formulazione che colpirebbe in particolare la dorsale appenninica: nella sola Emilia-Romagna il decreto, se fosse passato così com’è, avrebbe portato alla cancellazione di oltre il 41% degli attuali comuni montani, riducendone il numero da 121 a 71.
“Bene la decisione del governo”, ha commentato l’assessore regionale dell’Emilia-Romagna alla montagna Davide Baruffi, che ha partecipato alla riunione della Conferenza unificata al cui ordine del giorno era iscritta anche l’intesa sulla riclassificazione dei comuni montani.
“Il governo ha preso atto dell’impossibilità a procedere e, come Regione, consideriamo con favore la volontà del ministro Calderoli di incontrare le Regioni lunedì prossimo. In quell’occasione avremo modo di rappresentare tutte le criticità che la proposta avanzata determina per l’Appennino. Difficile dire se vi siano i presupposti per un ‘ravvedimento operoso’ da parte del governo: nel merito le distanze restano significative, ma il rinvio e la riapertura di un confronto rappresentano comunque, intanto, un primo risultato”.






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