Rendere disponibile il test genomico a tutte le donne che hanno sofferto di carcinoma mammario per terapie personalizzate più efficaci. Lo hanno chiesto in due risoluzioni abbinate in Aula il consigliere Giancarlo Tagliaferri di Fratelli d’Italia e il Partito democratico con Katia Tarasconi, Roberta Mori, Marcella Zappaterra e Stefano Caliandro. Entrambi gli atti sono stati votati con il sì in Aula, il secondo all’unanimità. “Ci siamo uniti per affrontare insieme un problema comune” hanno affermato i consiglieri.
“Il test diagnostico- ha spiegato Tagliaferri- è in grado di effettuare una stima della recidiva del carcinoma mammario allo stadio inziale. Serve per capire se è necessario somministrare la chemioterapia- spesso invasiva- o no. Permette di migliorare la qualità della vita delle donne con una terapia incisiva e portare anche ad un risparmio economico dal punto di vista dei costi sanitari”. Come spiega il consigliere, oggi le donne possono ricorrere al test diagnostico solo pagando 3mila euro oppure grazie a una polizza sanitaria, mentre in molti paesi esteri tra cui Regno Unito, Germania, Svizzera, Irlanda, Grecia e Spagna il test viene rimborsato. In Italia solo la Regione Lombardia garantisce il rimborso disponendo che il test sia inserito nel nomenclatore”.
“Una donna su otto soffre di tumore al seno, il principale carcinoma delle donne- è intervenuta Katia Tarasconi presentando la risoluzione firmata Pd- e da donna mi piacerebbe che in tutta Italia, e non solo in Emilia-Romagna, potesse essere offerta questa opportunità. Soprattutto ora con il rischio del Covid è ancora più urgente capire se è davvero necessario affrontare una terapia che rende immunodepressi”.
“La pratica della cura personalizzata è fondamentale così come la prevenzione- ha aggiunto Roberta Mori,insistendo anche sull’importanza dello screening- ora che finalmente è stata riconosciuta a livello scientifico l’opportunità dei test genomici per personalizzare le terapie, siamo pronti ad usarli per fare un’analisi accurata dei rischi e benefici e ridurre il rischio alle pazienti operate”.







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Abitando a Reggio Emilia , o come la chiamo io Peggio Emilia, condivido pienamente quanto scritto da Alberto Guarnieri. Complimenti anche per la prosa
Speriamo!
Non la conosco, ma quanto snobismo nelle sue parole... da vero provinciale. E insultare i morti, beh... Siamo provinciali, è vero, ma non fingiamo di […]
Dopo l' omaggio ad una certa albanese, il nostro vessillo finisce leggermente svalutato
ma come mai in tutte le foto i bambini sono caucasici ? Non e' neanche lontanamente la fotografia "reale" di Reggio e dell'Italia di oggi..... quando accompagno