Reggio: il futuro delle costruzioni è nella rigenerazione. Ma attenzione alla criminalità

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14,5 milioni di edifici in Italia, di cui 4 milioni in condizioni di degrado e fortemente energivori, 550.000 a rischio idrogeologico e, ancora, 7.317 gallerie e ponti (12 caduti dal 2013 ad oggi), 630.000 frane all’anno, pari all’80% di quelle europee. Sono partite da queste cifre le valutazioni e le proposte degli urbanisti, architetti, economisti, big del mondo imprenditoriale e sindacale e amministratori pubblici al convegno organizzato dalla Cassa Edile di Reggio Emilia sul futuro del settore delle costruzioni.

Un settore che, con la crisi economica e finanziaria partita nel 2007/2008, ha visto il collasso delle imprese generale di costruzione (9 su 10 sono saltate) e il dimezzamento dell’occupazione e, ora, prova un rilancio che non sia fondato solo su misure temporanee (superbonus, tra queste), ma lo riconfiguri come trainante per tanta parte dell’economia del Paese.

E in questo futuro c’è una parola d’ordine condivisa da tutti gli esperti e gli amministratori presenti al confronto: la rigenerazione, che significa anche la sostituzione di un patrimonio desueto tanto rispetto ai nuovi stili di vita delle persone quanto ai temi della sostenibilità, dell’ambiente, di infrastrutture che non siano un peso sui contesti urbani ma, piuttosto, un arricchimento.

Chiari, anche qui, i messaggi venuti dall’architetto Stefano Boeri, dall’economista Giampiero Lupatelli, dall’assessore regionale Vincenzo Colla, dal vicesindaco di Reggio Emilia Alex Pratissoli, dal vicepresidente nazionale dell’Ance, Carlo Trestini e dal segretario nazionale di FenealUil, Francesco Sannino: ricostruire non può significare rincorrere ciò che c’era, ma rigenerare condizioni di vita, di fruizione del verde e di tutela ambientale, di contenimento dei consumi energetici, di relazioni tra cittadini, tenendo conto delle caratteristiche e dell’autenticità di territori talvolta devastati da uno sviluppo dissennato e fonte di rischi (idrogeologico, sismico) che non di rado si sono trasformati in tragedie.

“E’ in quest’ottica – sottolinea il presidente di Cassa Edile, Vanni Ceccardi – che abbiamo voluto ragionare su un futuro che riserva certamente preoccupazioni alle imprese e al mondo dei lavoratori, ma che va interpretato e costruito all’insegna di un intreccio di tutti questi elementi e tenendo conto di opportunità del tutto nuove”.

Tra queste appare particolarmente influente la ripresa degli investimenti pubblici con il PNRR(tra le più potenti che si ricordino dagli anni sessanta) e una possibilità di programmazione sino ad oggi largamente sostituita da interventi di gestione ordinaria del patrimonio edilizio.

Un’opportunità straordinaria, ma anche una grande sfida, come è emerso dal dibattito condotto dal sociologo ed editorialista Massimiliano Panarari. Come faro, infatti, esiste un ri-costruire che riguarda manufatti, ambiente, relazioni e vede la stessa impresa (oltre la programmazione pubblica) partecipe e protagonista di questa rigenerazione, ma anche la necessità di affrontare nuovi problemi come la scarsità di manodopera (il lavoro edile, è stato detto, è socialmente svalutato), il bisogno di nuove competenze che si intreccino e, non ultima, l’attenzione da riservare alla regolarità del lavoro e al contrasto di infiltrazioni criminali che i grandi investimenti tenderanno a richiamare.

Un elemento, questo, evidenziato alla presenza del Prefetto Iolanda Rolli, affiancata in sala dal Questore di Reggio Emilia, dal Comandante dei carabinieri e dal comandante della Guardia di Finanza.



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