Finisce con la messa in liquidazione la vicenda di Imprimatur Editore, la casa editrice reggiana nata nel 2013 dalle ceneri di Aliberti Editore, l’esperienza editoriale dell’imprenditore reggiano Francesco Aliberti (già tra i fondatori del Fatto Quotidiano) terminata sei anni fa a causa dei debiti.
Questa volta, invece, non ci sarebbero motivazioni di natura economica dietro la decisione di terminare l’attività, che ha lasciato senza stipendio i sette dipendenti della società e senza una casa editoriale oltre 200 autori, che in questi anni hanno potuto pubblicare complessivamente centinaia di libri grazie proprio a Imprimatur.
La casa editrice ha subìto il primo duro colpo nel febbraio del 2018 con la morte del co-titolare e rappresentante legale della società Vincenzo Rizzo: sono stati proprio gli eredi di quest’ultimo, a quanto risulta, a non voler proseguire l’attività imprenditoriale, nonostante l’impegno dell’altra socia Miriam Zanetti. Da quel momento la situazione è precipitata: da marzo a settembre, infatti, gli stipendi dei dipendenti sono stati saldati soltanto con acconti, mentre da ottobre allo scorso gennaio i lavoratori non hanno più percepito un euro.
A gennaio, visto il perdurare della situazione di difficoltà, i dipendenti si sono rivolti al sindacato per far valere le proprie ragioni, mentre alla fine dello stesso mese la società è stata affidata al liquidatore Giuseppe Bonvicini: è suo, ora, il compito di individuare la strada per pagare i debiti, a cominciare proprio dagli stipendi arretrati non percepiti dai dipendenti, che potranno far valere lo status di creditori privilegiati.






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