Reggio. Appello di 404 per tornare in aula

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Una lettera scritta da Davide Giardina, docente, e Martino Gallinari, studente universitario, sottoscritta da 404 persone, tra insegnanti, genitori e alunni, e indirizzata al presidente Bonaccini, alla Regione Emilia-Romagna, alla giunta comunale di Reggio Emilia, alla Provincia di Reggio Emilia e all’Ufficio scolastico territoriale, chiede la riapertura di tutte le scuole di ogni ordine e grado.

“L’annuncio del Presidente del Consiglio Mario Draghi, che promette un ritorno alla didattica in presenza per le classi fino alla prima media dopo Pasqua, ci fa dire “Bene, ma non benissimo”. Bene, perché almeno ai più piccoli sarà data finalmente la possibilità di rientrare nelle aule. Non benissimo, perché l’impressione è quella di trovarci di fronte all’ennesima manovra volta a placare il dissenso che la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado aveva generato. Tali chiusure, infatti, hanno creato difficoltà oggettive alle famiglie, in particolar modo ai genitori, che hanno manifestato il loro dissenso aderendo alle varie iniziative che hanno coinvolto la nostra penisola da nord a sud, in particolare, grande adesione si è manifestata allo sciopero nazionale contro la didattica a distanza del 26 marzo, indetto da Cobas Scuola.

La nostra perplessità più grande, tuttavia, deriva dal fatto che seconda e terza media, scuole superiori ed università non riapriranno i battenti, relegando ancora una volta studenti e docenti alla didattica a distanza, nonostante la pubblicazione dello studio “A cross-sectional and prospective cohort study of the role of schools in the SARS CoV-2 second wave in Italy”, che smentisce ogni correlazione tra aumento dei contagi e didattica in presenza. L’indagine, svolta su un campione di oltre 7,3 milioni di studenti e 70mila insegnanti, il 97% della popolazione scolastica, si basa su dati epidemiologici del Miur, dell’Ats e della Protezione Civile.

Riteniamo questa proroga dell’imposizione della didattica a distanza inaccettabile sotto ogni punto di vista. La DAD, infatti, priva la scuola di ogni tipo di contatto umano, riducendola alla mera trasmissione di nozioni, che peraltro si rivelano più complesse da apprendere quando ci si trova dietro ad uno schermo. Ogni prospettiva di scuola che educhi alla socialità e alla vita in collettività viene inevitabilmente compromessa da questa forma di didattica che non è scuola. Di conseguenza il voto, che già prima della pandemia rivestiva un ruolo d’importanza spropositata all’interno del tessuto sociale e scolastico, diviene facilmente l’unico fine dell’apprendimento, generando ancora più ansia.
La didattica a distanza non rappresenta uno strumento democratico, in quanto accresce la disuguaglianza sociale. Inoltre, il peso economico della DAD grava principalmente sulle spalle delle famiglie, contravvenendo all’Articolo 34 della Costituzione Italiana, che garantisce un’istruzione gratuita e specifica che i ‹‹capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi››.

Un prezzo altissimo si sta pagando sul piano fisico e psicologico. Ragazze e ragazzi si deprimono, sono tristi, demotivati e, in mancanza di alternative, sono indotti ad abbandonare gli studi, evidente conseguenza di una scuola e di un Governo che hanno già lasciato gli studenti e le studentesse al proprio destino, rischiando di compromettere il futuro del Paese. L’aumento dei suicidi e dei tentativi di suicidio, dei disturbi alimentari, degli atti di autolesionismo, dei casi di Hikikomori e di sintomi depressivi in genere, testimoniano le condizioni quotidiane di sofferenza e di disagio in cui versano i giovani.

Rimaniamo esterrefatti e amareggiati di fronte all’indifferenza del Governo nei confronti di problemi gravi che riguardano studenti, genitori e docenti, così come ci delude profondamente la scarsa attenzione riservata al contesto culturale, garante del costante miglioramento dell’individuo. Infatti, oltre alle scuole, resteranno chiusi anche teatri, cinema, musei e mostre, a riprova della poca importanza attribuita dalla politica al mondo della cultura. Contemporaneamente, il perpetrarsi delle chiusure della maggior parte degli impianti e delle società sportive priva i più giovani della possibilità di praticare attività che, oltre a potersi svolgere in sicurezza, fornirebbero una valvola di sfogo e favorirebbero, com’è universalmente noto, un corretto e salubre sviluppo psicofisico.

Crediamo che il silenzio della politica circa queste tematiche, che riguardano il futuro di tutti noi, non sia più accettabile. Pertanto chiediamo l’intervento immediato delle istituzioni al fine di una riapertura, concreta e definitiva, per il bene di tutti noi. Ve lo chiediamo in modo chiaro, la cultura è una Vostra priorità? Siamo una Vostra priorità?”.

Qui l’elenco dei 404 firmatari dell’appello



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