Referendum giustizia, i sindaci di Reggio, Modena, Parma e Bologna firmano per il “no”

lettura sentenza primo grado processo affidi Bibbiano Angeli e Demoni – FB AR

Sono oltre 160 i sindaci e le sindache di tutta Italia che hanno già aderito all’appello promosso dall’Ali (Autonomie locali italiane) e dal Comitato della società civile per il No alla riforma costituzionale sulla giustizia, un documento per schierarsi per il “no” al referendum confermativo, in programma il 22 e 23 marzo prossimi.

Oltre a Roberto Gualtieri, presidente nazionale di Ali e sindaco di Roma, primo firmatario dell’appello, scorrendo l’elenco si trovano anche diversi primi cittadini emiliani: hanno già firmato, ad esempio, il sindaco di Reggio Marco Massari, quello di Bologna Matteo Lepore, quello di Modena Massimo Mezzetti, quello di Parma Michele Guerra, oltre al sindaco – per restare in Emilia-Romagna – di Cesena Enzo Lattuca.

“Noi, sindache e sindaci italiani, che abbiamo giurato sulla Costituzione impegnandoci ad osservarla lealmente unitamente a tutte le leggi dello Stato, crediamo necessario esprimerci chiaramente e pubblicamente per il NO al referendum sul disegno di legge costituzionale in materia di ordinamento giurisdizionale, sul quale i cittadini italiani saranno chiamati al voto il 22 e il 23 marzo prossimi”, si legge all’inizio del documento.

Per i firmatari “i reali problemi della giustizia – quelli che da decenni, oramai, affliggono le nostre città – non sono minimamente considerati da questa riforma costituzionale”, che invece “pone una particolare enfasi su quella che, di fatto, è una ‘non questione’, vale a dire la tanto sbandierata ‘separazione delle carriere’, che peraltro già esiste, se consideriamo che già oggi, nel corso della carriera, è possibile passare una sola volta, e per di più cambiando regione, da funzione requirente (pm) a funzione giudicante (giudice), o viceversa (e tale meccanismo, che peraltro riguarda meno dell’1% dei magistrati, è stato introdotto senza alcuna modifica alla Costituzione)”.

“Il nostro NO è motivato dalla convinzione che, ove attuata, la riforma indebolirebbe la Costituzione in uno dei suoi pilastri più significativi: la magistratura come corpo unico, dove giudici e pm appartengono allo stesso ordine e sono caratterizzati dalla stessa formazione, dagli stessi principi e dalla stessa idea di cosa voglia dire rendere giustizia”.

L’appello contiene anche alcune richieste: “Chiediamo al governo, alla maggioranza politica e a tutto il parlamento di adottare tutte quelle misure che la riforma non affronta minimamente: il sottodimensionamento dei magistrati, l’endemica carenza di personale amministrativo, la lentezza delle infrastrutture informatiche, l’eccessiva gerarchizzazione delle procure, la necessità di un sistema di nomine più oggettivo, efficace e trasparente, l’enorme carico di procedimenti arretrati che gravano sugli uffici giudiziari e, infine, chiediamo che sia messa mano a una normativa sempre più caotica che spesso mette i cittadini, ma anche noi amministratori locali, in gravi difficoltà, e che ostacola, anziché favorire, il buon andamento e l’imparzialità dell’attività amministrativa”.

L’appello si conclude così: “Non serve riscrivere (male) la Costituzione per far funzionare la giustizia. Serve, al contrario, far funzionare la giustizia per rispettare la Costituzione, dando a tutti i cittadini, soprattutto ai più deboli, la garanzia di una uguaglianza sostanziale – e non solo formale – di fronte alla legge”.



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