La riforma Delrio potrebbe avere i giorni contati. Il governo apre al ritorno dell’elezione diretta dei presidenti e dei consigli provinciali, e per l’Emilia-Romagna significherebbe ridisegnare un pezzo importante del sistema istituzionale costruito negli ultimi dodici anni.
L’apertura è arrivata da Giorgia Meloni dopo l’assemblea nazionale dell’Unione delle Province italiane a Imperia. La premier ha riconosciuto che le Province sono rimaste in una sorta di limbo e ha invitato il Parlamento a valutare senza pregiudizi anche il modello di elezione. Una svolta politica, perché rimette sul tavolo proprio il punto cancellato dalla legge Delrio del 2014: il voto dei cittadini.
Oggi presidenti e consigli provinciali non vengono scelti dagli elettori. A votarli sono sindaci e consiglieri comunali, con un sistema di secondo livello che ha progressivamente allontanato le Province dalla percezione dei cittadini, senza però cancellarle. Gli enti sono rimasti, insieme a competenze pesanti come strade provinciali, ponti, edilizia delle scuole superiori e pianificazione territoriale.
In Emilia-Romagna il cambiamento avrebbe un peso particolare. Tornerebbero al voto diretto le Province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini; Bologna resterebbe invece dentro il diverso ordinamento della Città metropolitana.
Non si tratterebbe soltanto di rimettere una scheda nell’urna. Il progetto discusso dalle Province punta a ricostruire enti dotati di maggiore autonomia, personale, risorse e competenze. L’Upi chiede di rafforzarne il ruolo sulla viabilità, sull’edilizia scolastica, sulla pianificazione territoriale, sugli investimenti e sul supporto amministrativo ai Comuni.
L’Emilia-Romagna si è già mossa in questa direzione. La Regione ha partecipato al percorso avviato insieme alla Conferenza delle Regioni e all’Upi per ridefinire le funzioni provinciali e ha sostenuto il principio del ritorno all’elezione diretta. Un ruolo centrale nel confronto lo ha anche Giorgio Zanni, presidente della Provincia di Reggio Emilia e dell’Upi Emilia-Romagna.

La questione ora è politica e riguarda i tempi. Il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo ha detto chiaramente che la riforma organica difficilmente sarà completata prima della fine della legislatura e ha indicato nella prossima il passaggio decisivo. L’Upi vuole presentare subito al nuovo Parlamento una proposta complessiva.
Dopo dodici anni, dunque, il modello Delrio arriva al bivio. Le Province che dovevano avviarsi verso il superamento sono rimaste in piedi, ma senza elezione popolare e con funzioni e risorse ridimensionate. Adesso la direzione indicata dal governo è opposta: restituire loro forza istituzionale e rappresentanza democratica.
Per l’Emilia-Romagna vorrebbe dire una cosa molto semplice: otto Province tornerebbero nelle mani degli elettori.






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