Sabato 7 marzo il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, durante un incontro a Bologna sulla riforma della giustizia, è tornato a parlare dell’eventualità di realizzare un Cpr (un Centro di permanenza per il rimpatrio, destinato ai cittadini stranieri in attesa di provvedimento di espulsione dall’Italia) in Emilia-Romagna.
Il ministro, che nelle scorse settimane era stato protagonista di un botta-e-risposta a distanza con il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, che pure si era detto possibilista sulla questione, ha confermato la disponibilità a dialogare con le amministrazioni locali: “Lo sono doverosamente su tutto il territorio nazionale, perché fa parte anche un po’ del Dna che deve avere il Ministero dell’Interno, ma qui a Bologna lo faccio doppiamente, perché è un po’ la mia città”, ha detto Piantedosi, aggiungendo però che “bisogna che si faccia chiarezza sugli obiettivi che si vuole perseguire”.
Il ministro ha sottolineato come “i temi della sicurezza non vanno solo sbandierati quando si devono fare accuse imprecisate al governo, dopo di che poi ci si disinteressa degli elementi risolutivi dei problemi principali”, come a suo avviso avrebbe fatto il Comune di Bologna, che tramite il sindaco Matteo Lepore si è schierato fin da subito contro l’ipotesi di un Cpr sotto le due torri.
Piantedosi ha ricordato che la proposta di realizzare un Centro di permanenza per il rimpatrio nel capoluogo emiliano-romagnolo era stata avanzata subito dopo l’omicidio del controllore Alessandro Ambrosio, ucciso a inizio gennaio proprio a Bologna “da parte di uno straniero che non era stato espulso, rimpatriato”.
Secondo il ministro, “di fronte alla proposta di rafforzare i presidi territoriali finalizzati al rimpatrio degli stranieri, anche ad esempio facendo un Cpr, si è scatenata una serie di affermazioni risentite di fronte alle quali francamente rimango anche un po’ stupito, perché non capisco quale sia la consequenzialità”.
Piantedosi ha comunque precisato che l’eventuale realizzazione del Cpr in Emilia-Romagna proseguirà di pari passo con il dialogo con il presidente della Regione, “non tanto perché è la parte che ha dato spunti di apertura, ma perché è previsto dalla legge”.






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