Per il commercio al dettaglio il 2020 in Emilia-Romagna è stato l’anno peggiore dal 2013: -5,6%

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Le soluzioni per cercare di contenere la pandemia di nuovo coronavirus (limitazioni alla mobilità e chiusure degli esercizi commerciali e dei luoghi di socialità) stanno generando effetti problematici su tutta l’economia, ma con un’evidente polarizzazione: tanto che per alcuni settori del commercio la situazione è drammatica, mentre per altri invece è addirittura migliore di prima.

È questa l’indicazione emersa dall’indagine congiunturale realizzata dalle Camere di commercio e da Unioncamere Emilia-Romagna relativa ai dati del quarto trimestre del 2020. Con la recrudescenza dell’emergenza sanitaria, le vendite a prezzi correnti per gli esercizi al dettaglio in sede fissa dell’Emilia-Romagna hanno subìto una nuova e più ampia flessione (-3,1%) nell’ultimo trimestre dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2019.

L’andamento congiunturale, tuttavia, non è stato affatto univoco: l’epidemia di coronavirus ha accentuato decisamente i processi di cambiamento in corso da anni nel settore del commercio e ha introdotto elementi nuovi. Le vendite dello specializzato alimentare si sono ridotte solo dell’1,1%, mentre il dettaglio specializzato non alimentare ha accusato una flessione sensibilmente più ampia (-7,6%). Al contrario, invece, ipermercati, supermercati e grandi magazzini hanno beneficiato della situazione, grazie alla capacità di gestire la difficile contingenza e alle consegne a domicilio, ottenendo un nuovo notevole aumento delle vendite e facendo segnare il più marcato incremento tendenziale (+9,3%) dall’avvio della rilevazione nel 2003.

Nel complesso, però, il commercio al dettaglio ha risentito pesantemente degli effetti della crisi pandemica e il 2020 si è chiuso con una riduzione delle vendite del 5,6%, che rappresenta il calo più ampio dopo quelli conseguenti alla crisi del debito (sia nel 2012 che nel 2013 l’anno si concluse con un -5,7%).

Il fattore rilevante è costituito dal fatto che, rispetto ad allora, la differenza nell’andamento delle vendite tra le diverse tipologie del commercio al dettaglio è enormemente superiore, anzi non è mai stata così ampia. Le vendite della distribuzione specializzata alimentare hanno contenuto il calo a -2%, mentre quelle delle imprese specializzate non alimentari hanno pagato molto di più gli effetti delle restrizioni, facendo registrare la flessione più ampia mai sperimentata dall’inizio della rilevazione (-10,2%).

Sul fronte opposto ipermercati, supermercati e grandi magazzini hanno evidenziato un incremento delle vendite del 4,9%, il miglior risultato dal 2007 per questa tipologia distributiva.

Nel corso dello scorso anno la consistenza della base imprenditoriale si è di nuovo lievemente ridotta: al 31 dicembre 2020 le imprese attive nel commercio al dettaglio erano 42.715, 879 unità in meno rispetto all’anno precedente (-2%); anche se i veri effetti della pandemia sulla demografia delle imprese si potranno valutare con più precisione soltanto una volta che gli strumenti straordinari di salvaguardia e di tutela dell’occupazione non saranno più in vigore.



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