Nuovo casello dell’A1 a Prato di Correggio, il governo chiude la porta

casello A1 Prato di Correggio – GM

Il governo Meloni chiude la porta, almeno per il momento, all’ipotesi – rilanciata a inizio dicembre dalla presidente di Confindustria Reggio Roberta Anceschi – di accelerare sul progetto di un nuovo casello autostradale sull’A1 Milano-Napoli, da realizzare eventualmente all’altezza di Prato di Correggio, tra i caselli già esistenti di Reggio Emilia e Modena Nord.

Durante la maratona parlamentare per la discussione e l’approvazione della legge di bilancio, la maggioranza ha bocciato in aula un ordine del giorno presentato dai deputati reggiani del Pd Andrea Rossi e Ilenia Malavasi, che chiedeva di avviare le valutazioni tecniche e un confronto istituzionale sulla realizzazione del nuovo casello.

“Si trattava di un atto privo di effetti sulle casse pubbliche, senza alcun impegno di spesa e senza vincoli finanziari, che mirava esclusivamente a verificare la fattibilità di un’infrastruttura strategica per l’attrattività, lo sviluppo e l’adeguata infrastrutturazione del territorio reggiano”, hanno sottolineato Rossi e Malavasi.

Il parere contrario del governo e il successivo voto contrario della maggioranza, dunque, per i due parlamentari reggiani “assumono un significato politico chiaro: si è scelto di non ascoltare un territorio ad alta vocazione produttiva, caratterizzato da una forte proiezione internazionale, da un’elevata quota di export e dalla presenza diffusa di distretti industriali di eccellenza. Un territorio che negli anni ha saputo crescere anche grazie a investimenti infrastrutturali importanti e che oggi chiede semplicemente di continuare su quella traiettoria”.

La realizzazione di un nuovo casello tra Reggio Emilia e Modena Nord “risponderebbe a esigenze concrete: migliorare l’accessibilità alle aree produttive, ridurre la pressione su nodi autostradali già saturi, alleggerire il traffico sulla viabilità ordinaria e urbana, con benefici evidenti anche sul fronte ambientale e della qualità della vita. Colpisce che il governo abbia detto ‘no’ persino alla possibilità di studiare questa ipotesi, nonostante la sua coerenza con gli strumenti di pianificazione regionale e con una visione moderna della mobilità e della logistica”.

Un “no” che secondo i due parlamentari dem “non nasce da valutazioni tecniche, ma da una scelta di chiusura politica. Il tutto nel silenzio dei rappresentanti locali di centrodestra, che quando intervengono nel territorio si dimostrano a sostegno ma poi nei fatti si muovono in direzione contraria. Quando si rifiuta il confronto e si nega l’analisi dei dati, non si tutela l’interesse pubblico: si blocca lo sviluppo. Continueremo a chiedere che le politiche infrastrutturali nazionali partano dai territori, dall’economia reale e da una programmazione seria, condivisa e lungimirante. Non ci fermiamo quindi all’ordine del giorno, ma ci attiveremo anche per interrogare il governo con un sindacato ispettivo”.



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