“Sono disposta a tornare in comunità, non in Pakistan”. Sono queste le parole messe a verbale il 22 aprile da Saman Abbas, la 18enne pakistana scomparsa da Novellara nella notte del 30 aprile e che gli investigatori sono ormai certi sia stata uccisa.
La giovane denunciò alle autorità che il padre stava trattenendo indebitamente i suoi documenti e segnalò minacce al fidanzato. Rivelò inoltre che i genitori persistevano nel proposito di farla sposare, contro la sua volontà, a un cugino in patria. È quanto emerge dagli atti, citati dal tribunale del Riesame di Bologna. Sulla vicenda c’è un’inchiesta dei carabinieri che vede cinque indagati tra i parenti della ragazza. L’unico in carcere è un cugino, arrestato in Francia il 21 maggio.
Saman Abbas disse: “Io sono rientrata in casa in quanto volevo entrare in possesso dei miei documenti. E ha aggiunto: “Al mio arrivo a casa i miei genitori non mi hanno picchiata, ma si sono arrabbiati rimproverandomi di tutto quello che avevo fatto nei mesi scorsi come scappare in Belgio e andare in comunità. Per quanto riguarda i miei documenti, io li ho visti nell’armadio di mio padre, chiusi a chiave”. Proprio quella mattina “mia madre e mio padre hanno parlato con i genitori di mio cugino e hanno deciso che a giugno andremo in Pakistan per il matrimonio con mio cugino”. Sul fidanzato, Saman ha detto che il 26 gennaio suo padre, Shabbar, “andava in Pakistan dalla famiglia del mio fidanzato e parlava con suo fratello”, dicendogli che se non avesse lasciato Saman “noi uccidiamo lui e tutta la vostra famiglia”. Il padre e lo zio erano accompagnati da altre persone, armate di pistola, che spararono in aria.






Ultimi commenti
Un vago sospetto: trattandosi di un eventuale colpevole famoso, qualcuno potrebbe cedere alla tentazione di spostare la responsabilità sulla vittima? A pensar male...diceva Andreotti!
I pannelli dovrebbero essere obbligatori su parcheggi e tetti , in particolare quelli dei capannoni che hanno già collegamenti elettrici adeguati. Poi si parlerà di
Una notizia tristissima. Un opera d'arte, che avevo più volte ammirato, rubata non per il valore artistico, ma per essere venduta a peso e fusa.
I furti di rame si indovina facilmente a chi attribuirli.
Non "ripongo molte speranze" che i responsabili dei furti/vandalismi vengano individuati e puniti, spero piu' che altro che si possano quanto prima ripristinare i monumenti