Metalmeccanica reggiana, segni di frenata

saldatore operaio officina lavoratore lavoro metalmeccanico

Il Gruppo Meccatronico di Unindustria Reggio, che rappresenta oltre 400 aziende per un totale di circa 27.000 addetti, ha aderito da tempo all’iniziativa nazionale di Federmeccanica “I giorni della metalmeccanica”, che prevede ogni tre mesi l’illustrazione del quadro congiunturale del settore.

Nel primo trimestre del 2022 l’attività produttiva delle aziende metalmeccaniche della provincia di Reggio ha fatto registrare alcuni segnali di rallentamento, dovuti in particolare agli ulteriori rincari dei costi energetici e delle materie prime e alle ripercussioni della guerra in Ucraina. Il conflitto, infatti, ha inasprito ancor di più la spirale dei prezzi dei prodotti energetici e delle materie prime, rendendo più difficile il reperimento di materiali e forniture necessarie per le attività produttive; le incognite legate alla durata della guerra, inoltre, hanno peggiorato il clima di incertezza a livello globale.

Nel primo trimestre dell’anno in corso la crescita della produzione industriale reggiana si è fermata a +11,1% rispetto al periodo gennaio-marzo 2021, un trimestre che era ancora profondamente condizionato dalla pandemia di nuovo coronavirus. Analogo anche l’andamento del fatturato, che ha fatto segnare un incremento del 10,3% su base annuale.

Un contributo positivo all’attività produttiva metalmeccanica provinciale è stato dato dalle esportazioni, punto di forza delle imprese reggiane. L’occupazione nel settore metalmeccanico ha fatto segnare un incremento di circa 3 punti percentuali. Gli indicatori di previsione relativi al secondo trimestre del 2022 prefigurano valutazioni ancora positive, anche se in peggioramento rispetto alla rilevazione precedente.

In questo nuovo scenario, ha ricordato il presidente del Gruppo Meccatronico di Unindustria Reggio Alberto Rocchi, “le prospettive di crescita dell’economia sono state ulteriormente riviste al ribasso dai principali istituti di ricerca economica. Le attese delle imprese, infatti, sono fortemente condizionate dalle conseguenze economiche e umanitarie del conflitto russo-ucraino. Ci sono alcune imprese che potrebbero interrompere o ridurre la propria attività a causa dell’incremento dei costi energetici o dell’interruzione delle forniture di materie prime e componenti”.


“In un momento così difficile – ha aggiunto Rocchi – occorre mettere in campo tutti gli strumenti volti a difendere la competitività delle imprese italiane. Penso ad esempio al taglio del cuneo fiscale e contributivo, che avrebbe il duplice vantaggio di sostenere la competitività delle nostre imprese e al tempo stesso di difendere il potere di acquisto dei lavoratori”.



Non ci sono commenti

Partecipa anche tu