Circa cento persone in presidio davanti alla prefettura di Parma per chiedere il rispetto dei diritti dei cittadini migranti e per protestare contro le decisioni che ilgGoverno ha preso negli ultimi giorni e che impongono la cessazione delle misure di accoglienza per i titolari di protezione umanitaria entro fine anno, e l’impossibilità di accedere ai servizi di integrazione per i richiedenti asilo presenti nei progetti Siproimi.
Il presidio organizzato da Ciac, insieme al coordinamento degli enti di tutela “La civiltà dell’accoglienza”, si è svolto oggi in via Repubblica e ha ottenuto un primo risultato: i tecnici della Prefettura si sono impegnati ad avviare un tavolo e segnalare la situazione al ministero dell’Interno. “E’ un primo segnale importante – hanno commentato gli organizzatori – ma le problematiche restano aperte. Interrompere percorsi di vita, studio, istruzione e lavoro è un rischio ad oggi concreto e suona irreale a fronte della crescente marginalità che sta fuori dai progetti e attende da mesi risposta al proprio diritto di accoglienza”.
Durante la manifestazione c’è stato spazio per alcune dichiarazioni. “Le scelte fatte dall’esecutivo – è stato detto – non solo sono inaccettabili, ma soprattutto sono illegittime visto che ci sono sentenze che stabiliscono l’irretroattività dei Decreti Sicurezza, quindi i titolari di permesso Umanitario ottenuto precedentemente possono rimanere nelle strutture di accoglienza sino al termine del loro progetto. Inoltre i richiedenti asilo non possono essere lasciati senza servizi, causando gravi danni alla loro integrazione”.
Secondo i conti fatti da Ciac, sono circa 20 le persone che rischiano di finire per strada solo a Parma, oltre 300 in Emilia-Romagna tra chi ha un permesso umanitario, centinaia sono i richiedenti asilo che potrebbero rimanere senza servizi. “Da parte nostra – hanno ribadito i responsabili del Ciac, insieme agli enti della Civiltà dell’Accoglienza – non lasceremo mai nessuno per strada e continueremo la nostra battaglia su tutti i livelli perché queste decisioni inaccettabili vengano ritirate e si torni allo Sprar come sistema unico per richiedenti e titolari di protezione, pubblico e nazionale, superando la volontarietà nell’accesso degli enti locali ai bandi Sprar”.
La rete Civiltà dell’accoglienza è formata da Ciac, Caritas, Cav, Buon Pastore, Pozzo di Sicar, Betania, San Giuseppe, Di Mano in mano.






Ultimi commenti
Casa Bettola, se non ci fossero bisognerebbe inventarli, ma anche no....hanno sempre e solo ragione loro....hanno letteralmente pestato una m.....con questa iniziativa che va ben […]
Concordo pienamente
Concordo pi6
E poi si straccian le vesti per il braccio teso, decisamente meno aggressivo
Grazie AVV Tarquini grazie