L’economia dell’Emilia-Romagna cresce nonostante le incertezze: nel 2025 Pil +0,6%

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Prodotto interno lordo in aumento, occupazione in crescita, industria in ripresa. Migliora ancora, nonostante le incognite legate alla quanto mai incerta situazione internazionale, l’economia dell’Emilia-Romagna: alla fine del 2025 il Pil segnerà +0,6%, con la previsione di arrivare a +0,9% nel 2026; mentre per l’occupazione, dopo i 1,2 punti percentuali in più di quest’anno, nel 2026 si prospetta un ulteriore +0,4%, che dovrebbe portare il tasso di occupazione al 71,5%.

È quanto emerge, in sintesi, dal Rapporto sull’economia regionale 2025, realizzato in collaborazione tra Regione Emilia-Romagna e Unioncamere e presentato nella mattinata di venerdì 19 dicembre al Dama di Bologna.

Il prossimo anno, secondo le previsioni, l’economia emiliano-romagnola potrà contare sul traino congiunto di industria (+1,1%) e servizi (+1,2%), mentre le costruzioni dovrebbero entrare in fase recessiva (-2,6%). Il tasso di disoccupazione, stando alle stime, dovrebbe continuare a scendere, toccando il 3,9%, un valore vicino ai minimi storici che posizionerebbe l’Emilia-Romagna al terzo posto in Italia dopo Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta.

Sempre stando agli scenari per l’anno venturo, i consumi delle famiglie si manterranno tonici (+0,8%); mentre gli investimenti, dopo la ripresa di quest’anno (+2,3%), rallenteranno, influenzati soprattutto dal venir meno degli incentivi edilizi governativi, pur mantenendosi comunque in terreno positivo (+0,7%). L’export regionale, che in questo 2025 si avvia verso una moderata ripresa (+0,5% nei primi nove mesi dell’anno), nel 2026 dovrebbe scattare a +1,8%.

La costante che ha caratterizzato il 2025 è stata senza dubbio l’incertezza sullo scenario internazionale. La Germania ha superato gli Stati Uniti come primo partner commerciale dell’Emilia-Romagna. La crescita del mercato tedesco (+6,7%) è stata accolta come una buona notizia, confermandone la centralità per le imprese della regione, ma l’impatto dei dazi imposti da Donald Trump, come prevedibile, inizia a farsi sentire: negli ultimi nove mesi le esportazioni emiliano-romagnole verso gli Stati Uniti sono diminuite di quasi l’8%, un calo che si è accentuato negli ultimi due trimestri analizzati. Preoccupa anche il mercato cinese: la diminuzione dell’export del 16% è una dinamica che ha fatto scattare un campanello d’allarme, poiché sembra avere caratteristiche strutturali e non solo congiunturali.

Per quanto riguarda l’andamento dei vari settori, i dati relativi al 2025 hanno fatto registrare difficoltà in agricoltura, con una contrazione del 6,3% della forza lavoro. Nell’industria, tra gennaio e settembre la produzione si è ridotta dell’1,7%, dato negativo ma in miglioramento rispetto al -3,3% registrato nello stesso periodo dell’anno precedente. Nelle costruzioni, nei primi nove mesi dell’anno il volume d’affari a prezzi correnti è calato dell’1%: una flessione comunque più contenuta rispetto a quella dell’anno precedente, con l’entità della contrazione che appare correlata alla dimensione d’impresa. Nel commercio al dettaglio solo iper, super e grandi magazzini hanno aumentato le vendite (+0,5%).

Alla fine di settembre le imprese attive in Emilia-Romagna erano scese a quota 387.940, con una diminuzione di 2.755 unità (-0,7%) rispetto al 30 settembre dello scorso anno: negli ultimi dieci anni la base imprenditoriale regionale si è ridotta di 24.066 unità (-5,8%).

Nei primi dieci mesi di quest’anno, le presenze turistiche in Emilia-Romagna sono aumentate del 3%: un dato positivo che tuttavia, considerando che gli arrivi sono aumentati del 6,2%, sottolinea una contrazione della durata della permanenza media.

“Stiamo assistendo, contemporaneamente, a passi indietro della storia e a salti inimmaginabili nelle opportunità dell’innovazione”, ha sintetizzato Valerio Veronesi, presidente di Unioncamere Emilia-Romagna: “Ma è dentro le imprese che questa complessità atterra e deve essere tradotta in strategie, investimenti e competenze inedite. Le imprese di una regione competitiva come l’Emilia-Romagna rappresentano la prima frontiera di ogni trasformazione. Esse sono chiamate ad anticipare non solo l’anno che verrà, ma l’intero decennio, attraverso la fune della programmazione degli investimenti e lo sviluppo costante delle competenze. Sostenere la loro velocità di reazione è oggi quanto mai necessario per continuare a difendere i valori di libertà d’impresa nei quali ci riconosciamo”.



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