La voce di Draghi

Mario Draghi centro vaccinale Croce Rossa

Mi ritrovo tra i sostenitori dello stile Draghi nella comunicazione. Ho apprezzato che abbia detto “prima facciamo, poi comunichiamo”. Non considero come ostacolo un utilizzo parco dei social media: siamo invasi da propaganda spacciata per informazione, i politici credono che postare di tutto e su tutto nei propri profili social assicuri una tribuna capace di tradursi in like, consensi, voti.

Draghi sa di non doversi far votare da nessuno ed è un bel vantaggio. Ci siamo finalmente liberati del blob magniloquente dell’accoppiata super vanesia Casalino-Conte. Ora la dieta Draghi scontenterà i media più bulimici, ma se non altro ci fa di nuovo respirare e, circostanza rara, riflettere prima di metterci a discutere e litigare.

Questa riluttanza all’esibizione di se stesso è un ritorno a quote più normali, ça va sans dire, dopo le stagioni di sbraco narcisistico dei Berlusconi, dei Renzi, dei Conte. È singolare osservarlo oggi, ricorrenza dell’unità d’Italia, e davvero sorprende nella sua eccezionalità. Ci si può legittimamente attendere un Draghi mai tentato dall’avventura politica, come invece il suo predecessore Monti, e ci rassicuriamo nella convinzione che mai si esporrà alle trovate della tv trash con tanto di cagnolini in braccio a favore di telecamera. Non perda mai il tratto del suo carattere, il presidente Draghi, e rimanga se stesso in qualsiasi circostanza. Persino nel caos permanente che ne contraddistingue il dibattito politico, esiste una larga parte di italiani che apprezzano low profile e sobrietà.

Detto questo, se il premier intende agire piuttosto che parlare, e parlare appunto solo quando è strettamente necessario, tra oggi e venerdì l’occasione si presta eccome e riguarda la delicata questione dei vaccini anti-Covid. Lo stop europeo alle somministrazioni di AstraZeneca ha generato inevitabili preoccupazioni e timori nella popolazione, soprattutto in Italia. Occorre ridefinire un assetto di fiducia tra governanti e governati, una rassicurazione non generica o esclusivamente medica. Serve un atto politico all’altezza della sfida.

Il primo obiettivo che va centrato in questo momento, e coglierlo spetta al governo, è ricreare un legame solido tra le decine di milioni di italiani rimasti sconcertati dalle reazioni avverse ad AstraZeneca. Lo stop precauzionale dovrebbe concludersi già domani o venerdì, ma non bastano decisioni burocratiche quando in ballo c’è la salute. Occorre ristabilire un accordo fiduciario, un patto tra istituzioni e cittadini che metta in chiaro un principio: non ci sono divisioni, siamo tutti dalla stessa parte nella lotta al Covid, anche e soprattutto sui vaccini occorre muoversi con assoluta responsabilità.

A me pare che l’unico strumento utile per relazionarsi con cittadini adulti e consapevoli abbia a che fare con la trasparenza e la completezza delle informazioni. Qualsiasi farmaco prevede controindicazioni, ma qualsiasi azione che noi compiamo ne comporta. L’anziana investita in strada a Taranto subito dopo avere ricevuto l’iniezione vaccinale è un caso tipico: si muore sempre di qualcosa, si muore anche senza avere contratto malattie.

Preso atto che nessuno è immortale (sarebbe utile che lo ricordassimo nelle nostre riflessioni), oggi in Italia e in quasi tutta Europa è necessario che i governi assumano scelte politiche. È probabilmente il caso che i leader parlino con una voce sola. Mi auguro che sia la voce di Draghi.




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