Incendio Inalca Reggio, aperta la procedura di mobilità per 160 lavoratori

incendio Inalca polo di via Due Canali Reggio alto – CAZ

A nove mesi dall’incendio scoppiato nella notte tra il 10 e l’11 febbraio scorsi nell’area del polo industriale di via Due Canali, a Reggio, il gruppo Cremonini – proprietario del marchio Inalca – ha aperto la procedura di mobilità per tutti i 160 lavoratori dello stabilimento reggiano.

La decisione è stata presa in vista dell’ormai imminente scadenza della cassa integrazione straordinaria per cessata attività, che coprirà i dipendenti (salvo un’eventuale proroga fino a fine febbraio) solo fino a dicembre. Nuove nubi all’orizzonte, dunque, per i lavoratori dello stabilimento mangiato dalle fiamme di inizio 2025: l’avvio della procedura non significa necessariamente licenziamento, ma il futuro è sempre più lontano da Reggio.

Nel frattempo i 160 lavoratori in questione hanno incassato “la più totale solidarietà” del Comitato Amianto Zero di Reggio: “Questi lavoratori hanno pagato due volte. Prima hanno lavorato per anni in uno stabilimento pieno di amianto mai bonificato. Poi, dopo l’incendio che ha sparso amianto su tutta la città, sono stati mandati in cassa integrazione o costretti a trasferte lontano da casa e famiglia. Ora arriva il colpo finale: il licenziamento. Il gruppo Cremonini aveva già deciso di non rinnovare il contratto di affitto dello stabilimento reggiano prima ancora dell’incendio, che è stato dunque l’occasione perfetta per chiudere una struttura che l’azienda aveva già condannato”.

“Dove sono finite le promesse di reindustrializzazione? Dove sono finiti gli impegni solenni presi con sindacati e istituzioni nei giorni immediatamente successivi al disastro?”, ha chiesto il comitato: “Svaniti nel silenzio. L’azienda che per vent’anni ha omesso di bonificare l’amianto, che ha esposto i propri dipendenti a un rischio sanitario gravissimo, che ha causato la più grande contaminazione ambientale della storia recente di Reggio, oggi scarica sui lavoratori le conseguenze delle proprie inadempienze”.

Il Comitato Amianto Zero ha chiesto al gruppo Cremonini “il ritiro immediato del licenziamento collettivo e l’apertura di un vero tavolo di crisi con garanzie concrete per tutti i lavoratori; un piano serio di reindustrializzazione dello stabilimento di via Due Canali o l’individuazione rapida di un sito alternativo a Reggio, con il mantenimento di tutti i livelli occupazionali; il riconoscimento del danno sanitario subìto dai lavoratori per l’esposizione prolungata ad amianto in stato di degrado, con l’attivazione immediata di un monitoraggio sanitario gratuito e continuativo”. E ancora: l’intervento diretto del Ministero del lavoro “per tutelare i diritti dei lavoratori e verificare le responsabilità aziendali nella gestione dell’amianto”, e che il Comune di Reggio “si costituisca parte civile in ogni eventuale procedimento penale a tutela dei lavoratori e della cittadinanza”.

“Il Comitato Amianto Zero sarà al fianco dei lavoratori di Inalca in tutte le forme di lotta e mobilitazione che riterranno necessarie. La lotta per la giustizia ambientale è inscindibile dalla lotta per la giustizia sociale. Non permetteremo che chi ha respirato l’amianto per anni venga ora gettato sulla strada. Non permetteremo che un’azienda che ha lucrato sulla pelle dei lavoratori e sulla salute della comunità se ne vada lasciando macerie, disoccupazione e malattie. Ai lavoratori di Inalca: non siete soli. Siamo con voi”.



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