In Regione. Persone con disabilità, inclusione sociale e lavorativa delle persone più fragili

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Le Commissioni regionali Politiche per la Salute e sociali, Lavoro e Parità si sono riunite nella mattina di lunedì 22 marzo per ascoltare numerose testimonianze da amministratori locali ed esponenti del Terzo Settore in tema di inclusione delle persone con disabilità.
“Abbiamo voluto convocare una commissione congiunta perché le politiche per l’inclusione sociale e lavorativa delle persone più fragili e delle persone con disabilità, vanno affrontate in ottica multisettoriale” affermano i Presidenti delle Commissione Welfare e Parità Ottavia Soncini e Federico Amico.

“Le città e i territori sono laboratori privilegiati di innovazione e diritti. Lo ha ben dimostrato l’intervento dell’Assessora Annalisa Rabitti, che ha portato all’attenzione dei consiglieri e delle consigliere le buone pratiche di Reggio Emilia. Le testimonianze presentate dimostrano come comuni e Terzo Settore in Emilia-Romagna abbiano sviluppato esperienze diffuse e capillari, grandi e piccole, che coinvolgono anche l’intera comunità e arricchiscono la coesione sociale, l’equità e il benessere di tutti – afferma Soncini, che aggiunge – La strada dell’inclusione è ancora lunga, serve rimuovere paure e indifferenze, per garantire in ogni ambito della vita quotidiana attenzione alla persona nella sua globalità e non frammenti di esistenza. I passi avanti da fare per promuovere la cultura della persona e il valore delle diversità sono tanti. Serve aumentare la collaborazione tra famiglie, pubblico e private e migliorare i diversi passaggi durante tutta la vita delle persone con disabilità: dall’infanzia all’età adulta. L’Emilia-Romagna, attraverso le istituzioni pubbliche e con l’aiuto della società civile e del terzo settore, può diventare sempre di più una regione accessibile per tutti”.

“I progetti di inclusività presentati questa mattina in Commissione sono caratterizzati da un approccio a 360 gradi, che tiene in considerazione i bisogni e i desideri delle persone più fragili e con disabilità, da considerare sempre in forma plurale. – commenta Amico, che sottolinea – È fondamentale oggi affrontare temi come quello della vita autonoma delle persone, qualunque sia il loro stato di disabilità. Ci sono molti progetti, servizi e azioni in campo sui nostri territori che hanno bisogno di trovare una visione complessiva e trasversale, a cominciare dall’audizione di oggi. Partendo da questi esempi concreti dobbiamo portare la questione all’attenzione dell’intera comunità regionale, perché è sempre dietro l’angolo il rischio di infantilizzare la disabilità, così come la difficoltà di definire orizzonti che non siano esclusivamente quelli dei bisogni. Dobbiamo mettere i desideri e gli affetti di queste persone al centro del nostro ragionamento politico e amministrativo, per dare un contributo diverso in termini di progetti, servizi e attività da svolgere”.



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