Immagina Reggio: la nostra idea su economia circolare dei rifiuti

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Una corretta gestione dei rifiuti si basa su tre principi fondamentali: 1) minor produzione possibile di rifiuti; 2) recupero della maggior quantità di materiale; 3) gestione dello smaltimento della parte residua in modo controllato, col minor impatto ambientale e, se ne deriva, ricavando energia.

Produrre meno rifiuti comporta grande impegno e consapevolezza da parte di tutti. Un obiettivo che deve essere aiutato e indirizzato dalle autorità pubbliche e dalle aziende, per esempio vietando le plastiche monouso e riducendo gli imballaggi. Si deve lavorare sulla riduzione dei rifiuti prodotti senza lasciare che questi seguano percorsi non corretti. A proposito di raccolta differenziata, servono campagne di sensibilizzazione finalizzate a ridurre il conferimento della componente verde, la più consistente in termini di peso.

Le politiche proposte per ridurre il conferimento dell’umido e del verde sono due:
ridurre il conferimento del verde da sfalci e potature diffondendo pratiche di separazione delle parti legnose, selezionando e conferendo solo le parti legnose.
favorire la pratica del compostaggio domestico della parte umida e verde del rifiuto per poi riutilizzare il compost nei giardini privati

Raccogliere bene i rifiuti comporta la collaborazione dei cittadini, perché una buona differenziata è il modo migliore per ridurre l’impatto dei sistemi di riciclaggio dei materiali o di smaltimento dei rifiuti residui non riciclabili. Per questo occorre proseguire la raccolta porta a porta, affinando le tecniche, adeguandole alle diverse tipologie di insediamento. La differenziata a Reggio Emilia ha raggiunto livelli alti e questo comporta una mole maggiore di rifiuti da trattare per il recupero di materiali in impianti specializzati. La raccolta differenziata va ulteriormente stimolata.

Occorrere quindi adottare preventivamente tutti i provvedimenti necessari a ridurre il fabbisogno di impianti che non piacciono a nessuno. In particolare a Reggio rimane aperto il tema dell’impianto di trattamento della frazione organica, di derivazione dal rifiuto domestico e dagli sfalci di parchi e giardini. Il dimensionamento di questo impianto deve essere calibrato su un fabbisogno che preveda una riduzione dei conferimenti a seguito di una seria politica di incentivazione del compostaggio domestico e di riutilizzo in sito della parte verde degli sfalci. Attualmente si discute di un impianto il cui dimensionamento va rivisto al ribasso in ragione delle politiche volte alla di riduzione del conferimento.

Il dimensionamento dell’impianto dovrà essere determinato tenendo conto, in primo luogo, dei benefici attesi da una riorganizzazione della raccolta della frazione umida domestica e dei residui vegetali. Si dovrà, quindi, puntare ad una capillare e sistematica riorganizzazione del servizio che determini un netto cambio di rotta rispetto all’attuale sistema che “tutto raccoglie e porta via“, per incentivare invece il compostaggio domestico e il riutilizzo del compost in parchi e giardini.

Questo nuovo indirizzo di politica ambientale dovrà essere sorretto da una adeguata e capillare campagna di informazione e sensibilizzazione dei cittadini circa i vantaggi delle nuove pratiche di gestione degli scarti vegetali che dovranno essere prioritariamente trattati in loco a livello domiciliare, di rione, di quartiere o presso le isole ecologiche o piattaforme dedicate e solo in una parte residuale conferiti ad impianti dedicati.

Il sistema impiantistico, che dovrà trattare la parte residuale degli scarti vegetali oggi raccolti, dovrà essere completo, senza fissare preventivamente il perimetro provinciale quale perimetro di autosufficienza, evitando, tuttavia, che il trasporto dei rifiuti verso gli impianti si configuri come un costo e un impatto ambientale ulteriore. Il sistema impiantistico andrà implementato con piattaforme locali di trattamento delle materiali grezzi, separati dalla raccolta porta a porta e dalle raccolte differenziate.

La tecnologia impiantistica dovrà essere la più avanzata possibile, prendendo a riferimento cicli industriali già operanti in ambito nazionale ed europeo, che consentano di recuperare e valorizzare tutte le componenti gassose compresa l’anidride carbonica e le eventuali emissioni odorigene. Da ultimo, per quanto riguarda la localizzazione, in ragione del ridimensionamento e del conseguente minor fabbisogno di aree sulle quali realizzare l’impianto, chiediamo di valutare la localizzazione più opportuna in ragione anche di possibili e auspicabili sinergie con altri impianti di trattamento.



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