Grillini, gazzette e Gibertini

Giulio Cesare Bonazzi

Il Movimento 5 Stelle ha definito “inopportuna” la consulenza che la consigliera regionale del Pd Ottavia Soncini avrebbe affidato a Nicola Fangareggi.
Motivo?
Un’indagine su false fatture a Reggio che lo vedrebbe coinvolto insieme a un altro giornalista, Marco Gibertini, già condannato con rito abbreviato a 9 anni e 4 mesi nell’ambito del processo Aemilia.

Giustizialista a orologeria e solo con chi gli pare, il Movimento 5 Stelle ha volutamente e vergognosamente accostato il nome di Nicola Fangareggi a quello di Marco Gibertini.
Senza neanche conoscere la vicenda giudiziaria.
Così, per il solo gusto di gettare fango sulle persone per bene.
D’altronde, non sapendo parlare di politica, il Movimento si è specializzato in detta attività.

Mi corre l’obbligo di riferire, quale difensore di Fangareggi, che lo stesso è stato accusato proprio da Gibertini di aver emesso una fattura relativa a operazioni inesistenti.
Quel Gibertini che aveva chiesto denaro in cambio del silenzio.

Una vera estorsione dinnanzi alla quale il Fangareggi non aveva ceduto e che aveva invece segnalato quando aveva chiesto di essere sentito in Procura.

La commercialista del dott. Fangareggi ha confermato la bontà della fattura “incriminata”.
Non vi è nulla quindi di cui oggi il dott. Nicola Fangareggi debba temere.
Se non una segnalazione di un povero Cristo che, per pagare i debiti, è finito al servizio della malavita.
Che – alla fine – gli ha presentato un conto molto molto salato.

Si faccia una ragione il Movimento. E, soprattutto, faccia politica.
Anche per evitare che gli elettori, che hanno già mandato segnali piuttosto chiari, li facciano scomparire del tutto.




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