Gli altri malati

ospedale Covid

Si aggrava la crisi economica per milioni di italiani e con essa si manifestano segnali sempre più frequenti di disagio sociale. Tutto prevedibile. A chi fosse appassionato del “si stava meglio quando si stava peggio” gli argomenti polemici non mancano. Per chi cerca invece di evitare polemiche per cercare soluzioni è il momento della gogna.

È una pandemia mondiale, nessuno o quasi se la aspettava, si è fatta sinora molta confusione, realizzare e testare vaccini a tempo di record è comunque un mezzo miracolo, per i riscontri servirà altro tempo: no, inutile, le giustificazioni non servono quando il popolo non ha i mezzi per campare. E come negare il diritto alla protesta?

Le ragioni di chi si ribella sono più che comprensibili. Interi settori produttivi sono stremati da quattordici mesi di sostanziale chiusura. Chi non è stremato, ha già chiuso. Commercianti, artigiani, piccoli imprenditori. Bisogna avere la vocazione dell’eroe per aprire un’attività in questo periodo. Ma eroismi a parte sono segnali di vita, tracce di un futuro arrivato in anticipo. Quel “gusto del futuro” evocato giorni fa da Mario Draghi.

Frattanto, un altro milione di italiani ha perso il posto di lavoro. Dato pessimo e persino fuorviante: stante il blocco dei licenziamenti la cifra reale è destinata a crescere. E come si affronta una crisi tanto pesante? Non credo esistano soluzioni miracolistiche. Certo è che l’economia di un paese non può fondarsi su sussidi e misure assistenziali. Draghi lo sa bene. E se da questa situazione non riesce a portarci fuori lui, significa che siamo davvero a un passo dal baratro.

C’è una riflessione in più che ci porta oggi a comprendere la portata disastrosa di ciò che è legato alla pandemia, e riguarda la presentazione dei dati relativi alle mancate prestazioni ospedaliere e specialistiche nel corso del 2020 (fonte Agenas). Azioni di prevenzione, screening, visite per problemi oncologici: tutto è stato rinviato, per non dire fermato, tra il 20 e il 32% da un anno all’altro. Le cose non sembrano andare meglio nel 2021.

Il blocco delle prestazioni per così dire normali ha investito l’oncologia. In pochi giorni gli ospedali italiani vennero riconvertiti in base all’emergenza Covid e ciò venne a determinare rinvio di visite, approfondimenti diagnostici, trattamenti di prevenzione. Un esempio: le colonscopie sono calate del 32% in Italia (dato medio). I pazienti ricoverati negli ospedali sono diminuiti del 28% nel 2020 rispetto al 2019, ovvero un milione e 250mila persone di cui si sono perse le tracce. Un italiano su tre, in pratica, ha rinunciato a farsi visitare dal neurologo, dal dentista, dal ginecologo, dall’oculista e non ha potuto accedere a Tac, ecografie, risonanze magnetiche. Sono numeri destinati a pesare per anni sul sistema sanitario nazionale e soprattutto sulla salute degli italiani.

Considerazione finale. C’è chi muore di Covid, chi di altre malattie, e chi rinuncia a vivere perché espulso dalla società e caduto in miseria. Milioni di italiani hanno rinunciato a cercarlo, il lavoro, perché scoraggiati o troppo anziani per rifarsi una vita: è la categoria degli inattivi, il cui numero cresce continuamente. Tra di essi vi sono anche molti giovani, in particolare nelle aree depresse del Mezzogiorno ma non solo. Un’ultima missione spetta alla generazione boomer: aprire lo spazio a chi è venuto dopo, ritrovando un senso a questo inatteso indietreggiare della vita.




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