Ferreri: essere a Sanremo è un privilegio

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Ci sono le firme imponenti di Tagaki & Ketra, Federica Abbate e Davide Petrella, in “Miele”, il brano che Giusy Ferreri ha eseguito ieri sera, nella performance della serata di apertura del 72° edizione del Festival di Sanremo che la vede in gara.

Il video ufficiale, on line da oggi, scritto e diretto da Fabrizio Conte per la produzione di Borotalco.tv, è girato in piano sequenza (e con una fotografia volutamente vintage), nel tentativo (riuscito) di raccontare le due facce di una storia d’amore, dove Giusy e il suo alter ego (entrambi in total look by Philipp Plein, tra le note di contemporaneità più acute del progetto) non riescono ad incontrarsi.
Efficace, nella sua semplicità (riguardo all’idea, non certo alla fattibilità) e, a maggior ragione, perché strettamente connesso al nuovo album di inediti, in uscita venerdì 18 febbraio, che si chiamerà – non a caso – “Cortometraggi”.

Potrà la performance non aver convinto appieno la carta stampata, che ieri sera aveva il diritto esclusivo di voto e che ha spinto Giusy al decimo posto di una classifica più che parziale; ma le idee sono chiarissime e la formula studiata con intelligenza.
Salendo sul palco dell’Ariston, Giusy Ferreri, armata di un megafono vintage che le ha potuto “distorcere” la voce e con il potere di una melodia trascinante, ha persuaso le orecchie più sensibili, trasportando fin da subito indietro nel tempo.

Quel sapore retrò, accentuato dal grammofono d’epoca accanto al direttore d’orchestra- il Maestro Enrico Melozzi – che ha regalato un’atmosfera d’altri tempi, alla performance e al Festival, che troppo spesso si dimentica la propria essenza: il dover essere nazional-popolare.
La scelta di utilizzare un megafono nautico – racconta l’artista in conferenza stampa – ha più di una motivazione: <<Non è solo lo strumento migliore per riprodurre quel suono vintage che è l’effetto che desideravo ricalcare (avrete visto che non è amplificato e ho dovuto amplificarlo direttamente sul palco con il microfono); ricorda il megafono usato dai registi e mi piaceva come cornice di rimando del brano sanremese all’intero progetto. L’album “Cortometraggi” ha un sapore cinematografico e non solo nel titolo: c’è versatilità, narrazione; tanti colori, tante sfumature; è strutturato come se le tracce presenti fossero tanti piccoli film. La terza traccia, poi, scritta per me da Diego Mancino, è un brano omaggio a Federico Fellini. Sarà un viaggio accompagnato da atmosfere di diverso genere stilistico e musicale e che intende raccogliere e raccontare diversi stati d’animo. Un album maturo, che trasmette appieno quello che sono oggi, a livello vocale, artistico, personale, umano. La sintesi de mio percorso>>.

E nel disco, dopo “Federico Fellini”, ritorna il contributo di Diego Mancino che firma anche “La forma del tuo cuore”, brano più introspettivo e dall’atmosfera più grave: un’autoanalisi che parte dall’esasperazione dell’autocritica, per arrivare alla gioia dell’accetazione di sé.
Marco Masini, poi, sigla “Il diritto di essere felice”; mentre c’è Giovanni Caccamo in “Cuore Sparso”.

Nomi che ritornano, ciclicamente, ed altri, inossidabili, che non mollano; perché squadra che vince – da che mondo e mondo – non si cambia, ma si plasma: <<Con Federica Abbate ho condiviso in questi anni molte collaborazioni per i brani estivi. Scrive con immediatezza, entra subito nel cuore delle persone. Poi ci sono le mani magiche di Tagaki & Ketra. Abbiamo voluto sperimentare, provando ad immaginare qualcosa di diverso ma che mantenesse l’orecchiabilità di sempre, senza perdere l’originalità. Per questo ho scelto “Miele”, perché è un brano insolito rispetto agli altri dell’album ed anche a quanto io abbia portato fino ad oggi sul palco di Sanremo: fascinoso, magico, diretto ed orecchiabile, ma non ruffiano; una chicca, ma nel contempo nemmeno troppo distante da quanto fatto sinora. Quando la canto mi sembra di vivere uno spostamento spazio-temporale. Nel momento di rottura, quello dello special, poi >> – rincara l’artista – <<si esce fuori dal racconto e cresce l’intensità del personaggio femminile che rimane straziato dall’assenza della persona amata».

“Una lama che sa di miele”, per citarne il testo, sicuramente autobiografico – conferma la Ferreri – <<ma pensato e proiettabile in tante altre storie di vita di chi, in un momento come quello del lockdown, ad esempio, è stato privato del contatto e si è dovuto adeguare alle restrizioni, subendo una violenta interruzione del rapporto d’amore>>.

Nella serata di venerdì 4 febbraio, Giusy Ferreri, sarà accompagnata sul palco da ANDY dei Bluvertigo, per interpretare “Io vivrò (Senza te)”, celebre brano del 1969 di Lucio Battisti.
<<E’ un capolavoro. Un brano molto intenso, che ho scelto di cantare perché ritengo sia tra i brani più belli ed espressivi del repertorio della musica italiana. È una canzone che sento fortemente e l’ho da subito immaginata suonata dai musicisti che mi accompagnano solitamente durante i miei live, contribuendo così alla ricerca del suono con gli arrangiamenti di Enrico Brun. Ho da subito desiderato fortemente la presenza del Maestro Enrico Melozzi per aggiungere e curarne la giusta fusione tra il suono rock della band e la musica classica orchestrale. Ho anche da subito immaginato la presenza di Andy dei Bluvertigo per fondere contemporaneamente la magica atmosfera dei synth e aggiungere un viaggio nel tempo. Andy è un artista e polistrumentista completo, la sua presenza darà un tocco affascinante grazie alla sua consapevolezza e al gusto che lo contraddistingue. Ci lega una forte amicizia e stima reciproca, abbiamo avuto già occasione di condividere il palco insieme. Sarà bellissimo condividere anche quello del Teatro Ariston».

Il primo Festival da mamma, con l’entusiasmo di una figlia di 4 anni e mezzo che la guarda ed inizia ad avere maggiore consapevolezza su quello che le sta accadendo intorno; ma anche con la voglia di trasmettere grinta, energia e positività a tutto il pubblico a casa, perché <<è un privilegio poterci essere, poter essere su questo palco e, ancora di più, arrivarci con un nuovo progetto che segna l’inizio di un nuovo capitolo>>.

E se non fosse in gara?
Dai frammenti sentiti qua e là e solo sulla prima serata, punterebbe su Gianni Morandi, La Rappresentante di Lista, Mahmood e Blanco; ma questa sera, godendo della tranquillità della panchina, pur non conoscendo i brani, le aspettative salgono per Elisa, Fabrizio Moro e Le Vibrazioni.

Il nostro pagellino, “dear” Giusy, è quindi: 8 e ¾
Ma solo perché il binario per Hogwarts non è immediato da azzeccare alla prima.
E poi, perché Sanremo è Sanremo e anche i più coriacei, ne sono sempre sensibilmente toccati.

Bonne chance.




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